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Pazzo Ninno, che scendi dalle stelle!

Napoli, Natale 2020. Santi e pittori, preti e giornalisti, critici e poeti affollano il presepe misero e nobilissimo di Alfonso Maria de’ Liguori, dove il Natale è una stupefacente e paradossale opera d’arte universale

Definì Van Gogh in una lettera il Cristo “artista più grande di tutti gli artisti”, unico in grado di creare la propria opera non con tela e colori, ma con la propria, viva carne. Poco più in là nel tempo e nello spazio, dal carcere di Reading, Oscar Wilde scriveva all’ex amante la lunga confessione epistolare destinata a diventare il De Profundis: e proprio lui che più di tutti avrebbe incarnato il mito dell’arte-nella-vita, e dell’arte-per-l’arte, indica il vincolo “più intimo ed immediato tra la vera vita di Cristo e la vera vita dell’artista”. E ricordiamo ancora Wilde, a Napoli, alla fine della vita, che terrorizza una gran dama inglese amica di famiglia con la richiesta scandalosa di un aiuto economico per salvare i pochi denti che gli restavano in bocca. È lo stesso uomo che aveva scandalizzato Oxford con la sua eccentrica eleganza, eppure ci sta quasi più simpatico in questa veste imperfetta e obbrobriosa: strano, vero? E allora, dove finisce la bellezza e inizia la commozione per la miseria?  Al confine vibrante tra creazione e Creazione, ci muoviamo oggi per toccare la carne viva di un libro dall’apparenza severa e solenne, ma dall’animo tenero e fanciullesco. Un libro in cui, lo ammettiamo da subito, siamo felicemente immersi fino al collo anche noi del Museodivino.

Il Santo Natale Nella novena di Alfonso Maria de’ Liguori  e nei presepi di Antonio Maria Esposito  Introduzione di José Tolentino de Mendonça, Postfazione di Carlo Ossola. Olschki Editore, 2020

Non è nostra intenzione recensire questo volume: altri più adatti di noi l’han fatto* e forse lo faranno. Ve lo vogliamo semplicemente presentare come l’invitato prediletto alla festa di Natale del Museodivino. Festa quest’anno forzatamente virtuale, ma non per questo meno sentita e calorosa …

www.museodivinonapoli.it
Il museo è chiuso ma vivo …

Iniziamo dunque a raccontare chi è questo signore che si aggira tra gli invitati, con l’aria seria e lo sguardo vivace – e iniziamo, com’è ovvio, dalla biografia dell’autore, e precisamente da quando un’insopprimibile implosione d’animo cambiò la vita di un giovane, promettente ragazzo della Napoli “bene” del Settecento.

“Giustizia, Verità, Fedeltà, Diligenza e Scienza” – con variabile inattesa

 by Lea Vagner

“Giustizia, Verità, Fedeltà, Diligenza e Scienza”. Ecco i concetti ai quali il sedicenne Alfonso Maria de Liguori tentava di attenersi quando, all’alba del secolo dei Lumi, ripeteva i dodici comandamenti dell’avvocato che voleva essere: coscienzioso e con l’unico scopo di ristabilire la giustizia. Venir meno a una di queste sue regole di etica professionale non avrebbe soltanto significato perdere la credibilità che in giovane età gli era già stata data. Rischiava anche di danneggiare il cliente a lui affidato, per esempio accettando una causa che sfidasse i limiti della sua competenza, oppure usando di mezzi ingiusti per difenderla.

Iscritto all’Università a soli dodici anni, avviato a una brillante carriera nell’avvocatura, Alfonso frequenta a quei tempi un gruppo di giovani, tutti profondamente cattolici, che si schierano apertamente contro la corruzione nella Chiesa; la sua posizione è più moderata, ma mai sbilanciata del tutto dalla parte dello Stato, di cui intuisce l’ostinata difesa di interessi di potere.

Ed è proprio dopo aver preso parte a una causa ingiusta che la differenza tra il diritto scritto e quella che ritiene essere la Giustizia gli si palesa in tutta la sua gravità – ed è lo stesso momento in cui l’afflato che lo insegue da tempo gli si fa chiaro: “lascia il mondo, donati a me”. Questo è quanto al giovane parve di sentire mentre usciva dal tribunale, prima di arrendersi di fronte all’evidenza e rispondere: “eccomi, fate di me quello che volete”.

Sarà soprattutto il padre a scagliarsi contro la sua scelta, forse per via del futuro promettente che aveva in serbo per lui, dopo che molti suoi fratelli e sorelle si erano dedicati alla vita religiosa. Alfonso non era un giovane qualsiasi: primogenito di una famiglia nobile, aveva frequentato le migliori scuole tra cui, per dar la misura, quella di Francesco Solimena – sviluppando un gusto per l’arte, particolarmente quella musicale, che non lo abbandonerà mai del tutto. Ed erano state soprattutto la precocissima attitudine allo studio e la buona riuscita nella sua prima carriera ad aver fatto ben sperare il genitore. Ma l’etica si era così saldamente intrecciata alla vocazione religiosa che a nulla sarebbero valse le sue riserve: a trent’anni, nel 1726, Alfonso viene ordinato sacerdote per iniziare la vita che più ritiene in linea con i propri ideali di giustizia e di rettitudine.

Dopo averlo accompagnato nel passaggio da un mondo all’altro, salutiamo il giovane prete destinato a diventare santo, mentre inizia la sua predicazione a Napoli, sui gradini della chiesa di Santa Teresa degli Scalzi …

Il Sangue che si scioglie tra i Cattivi

Special guest: Pietro Treccagnoli

Pietro Treccagnoli e Museodivino ospiti di Luigi Carrara per una bella chiacchierata sul volume Il Santo Natale

Storico giornalista del Mattino, Pietro Treccagnoli si è fatto cordialmente rapire dal Museodivino per accompagnarci a presentare Il Santo Natale nella novena di Alfonso Maria de’ Liguori e nei presepi di Antonio Maria Esposito. Cosa significa per un napoletano tenere tra le mani questo libro?

Significa, per riassumere il suo articolatissimo intervento, accedere a un intero mondo di rapporti tra arte, spiritualità e popolo, che a Napoli si intrecciano in forme straordinarie e uniche. In principio ci fu il grande teatro religioso popolare del Seicento, dove “fra un angelo, un pastore e un Re Magio c’era sempre anche Pulcinella” e in cui i poveri sognavano un paradiso di perenni e inesauribili ghiottonerie. Come un fiume che straripa e morendo fa nascere nuovi torrenti, da queste rappresentazioni sacre intessute di profano prendono vita due figli maggiori che sopravvivono tutt’oggi: la Cantata dei Pastori, e sua maestà il Presepe. Caduta quasi in disgrazia ma recuperata nel secondo ‘900 da figure del calibro di Roberto De Simone, Peppe Barra, Eugenio Bennato e Carlo Faiello, la Cantata dei Pastori vede la luce nel 1699, quando Alfonso Maria ha tre anni. Quanto al presepe napoletano, la sua storia è tanto vasta che se n’è potuto appena fare un accenno, piccolo ma fondamentale: e cioè che il presepe non nasce come l’oggetto statico che noi conosciamo, ma come memoria di un evento dinamico, coinvolgente e totalizzante quale la sacra rappresentazione.

Una sola immagine per simboleggiare l’immenso lavoro che un’intera generazione di artisti e studiosi a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta ha fatto per salvare lo sterminato patrimonio della cultura popolare italiana: per preservarla, ricuperarla, e renderla sempre viva e vivificante.

È in questo contesto in cui la fede chiede aiuto all’arte per parlare a tutti, e in cui l’arte ha bisogno del sostegno economico della chiesa per poter vivere (approfittando magari della rivalità tra i vari ordini religiosi fioriti nel Seicento!) che cresce il nostro Sant’Alfonso. Nostro, perché come i più cari padri della Chiesa entra nel quotidiano, e quindi “se hai il torcicollo ti dicono che sembri Sant’Alfonso” … Nostro, perché pure lui, come San Gennaro, ha fatto il miracolo dello scioglimento del sangue: succedeva in una piccola chiesetta a fianco al Conservatorio di San Pietro a Majella, quella in cui si raccoglievano i fondi per il riscatto dei cristiani prigionieri dei musulmani (da ciò il nome Santa Maria della Redenzione dei Cattivi, da captivus, prigioniero).

E “nostro” anche perché vuole e sa modulare la sua voce in rapporto agli interlocutori, mettendo la sua sterminata e altissima cultura laica e religiosa al servizio di tutti: come in Quanno Nascette Ninno (in italiano Tu scendi dalle stelle), dove la soave melodia a portata di ogni voce – dal coro della parrocchia sotto casa alle grandi orchestre fino a grandi voci come Mina e Pina Cipriani – accoglie un testo semplice, intenso, e napoletanissimo, in cui il Bimbo è “arravugliato” nelle fasce … Ma non bisogna farsi ingannare da questa freschezza di espressione. Come il Ninno che scende dalle stelle, immenso e onnipotente Creatore che si “riduce” a creatura, così anche la sterminata arte retorica di Sant’Alfonso, attraverso un lavoro faticoso e complesso, si fa semplice, umile, comprensibile a tutti. E quella che altrove sarebbe stata pesante ed esibita citazione dal passo biblico sulla pace universale sboccia in questi dolcissimi versi: No ‘nc’erano nemmice pe la terra / La pecora pasceva cu ‘o lione / Cu ‘o capretto – se vedette / ‘O liupardo pazzeà …

E ora, salutato il caro Pietro Treccagnoli**, un ultimo salto prima della Nascita del Ninno…

Enzo Avitabile e la sua splendida cantata del Ninno, tra poema e canto, tra Settecento e Novecento … (clicca sull’immagine per sentire)
Quanno nascette Ninno …

Napoli, “stupenda e tormentata capitale del Mediterraneo”

Vico Donnaregina , centro antico. Due bimbe studiano sull’asse da stiro fuori alla propria abitazione. Photo by Sergio Siano

Ogni opera d’arte è per vocazione anche un luogo di raccolta, in cui si incontrano attraverso il tempo e lo spazio tutti coloro che l’hanno vissuta, che l’hanno studiata, che hanno cercato di scoprirne le profondità e i significati, che l’hanno presa a guida e conforto nella vita. “Ho sempre sperato che non fossero solo parole”, scriveva Dostoevskij, indicando la vocazione attiva dell’arte a incidere positivamente nella realtà del cuore umano, luogo per lui destinato alla feroce e appassionante battaglia tra demoni e angeli.

Una pagina autografa dei Demoni di Dostoevskij

Nel clima natalizio delle novene di Sant’Alfonso, questa guerra spirituale è presente soprattutto al principio, nei primi discorsi, quando rivolgendosi come spesso avviene direttamente al Creatore, esclama: “[gli uomini] amano i parenti, amano gli amici, amano anche le bestie; se da quelle rice­vono qualche segno d’affetto, cercando di rimunerarcelo; e poi solo con voi sono così disamorati e sconoscenti? Ma oimè ch’io accusando quest’ingra­ti, accuso me stesso, che peggio degli altri v’ho trattato…” (Il Santo Natale nella novena di Alfonso Maria de’ Liguori )

Discorso dopo discorso, affrontando passo a passo la grandezza, la potenza, la gloria di un Dio che si fa piccolo, inerme, disprezzato, che perde la sua beatitudine infinita per diventare “miserello” come noi, il clima si va sempre più stemperando in una effusione d’affetto e stupefazione per questo Padre tenero e accorato, che non sa più che fare per dimostrare il suo amore, e che “quasi vien meno per la consolazione e tenerezza” quando ritrova il figlio perduto.

Ma, come abbiamo già detto, non è nostra intenzione recensire questo volume, e non solo perché lasciamo questo lavoro a chi davvero lo sa fare*, ma anche perché, semplicemente, è tardi. È tardi perché la novena è discorso di preparazione al Natale. È il tempo dell’attesa. È il dolce e doloroso lavoro che tocca a chi voglia arrivare a un appuntamento avendo chiarito in sé il senso profondo di quell’incontro – e noi siamo probabilmente, chi più, chi meno, in ritardo. Eppure, la generosità di questo testo è sovrabbondante, e nasce forse, come ci ricorda Carlo Ossola nella sua bella recensione***, dal terreno stesso di questa “stupenda e tormentata capitale del Mediterraneo”, questa Napoli che sa contrapporre alle facili illusioni la crudezza della realtà, e poi la verità del sogno.

È già un piccolo miracolo che tu, lettore, lettrice, stia leggendo questo articolo nel bel mezzo del 24 dicembre di un anno come il 2020. Siamo già una minuscola, imprevista comunità che accorre, seguendo i passi del giovane Alfonso Maria, verso un luogo strano: dove un Artista folle, geniale e infinitamente consapevole iniziò un tempo la sua opera d’arte più paradossale – grazie alla quale possiamo ora amare Wilde non solo nel suo elegante splendore, ma anche quando, scalcagnato e imperfetto, ci chiede una mano. Buona Veglia!

Museodivino

* Il Corriere del Mezzogiorno ha lanciato in anteprima la bella presentazione di Filippo Polenchi, in cui si staglia la figura di Sant’Alfonso a cavallo tra controriforma e secolo dei lumi. * Alessandro Zaccuri su Agorà/Avvenire pone l’accento sulle due parole ricorrenti nelle novene: “pargoletto”, ovvero lo spazio minuscolo del corpo d’infante in cui l’Essere infinito si incarna, e “allegramente”, perché nonostante le sue miserabili circostanze questa nascita è proposta di affettuosa letizia. *Sull’Osservatore Romano, Maurizio Schoepflin accoglie la pregnanza della pubblicazione, che ci fa ri-conoscere l’importante figura letteraria e spirituale di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, degno di uscire dai confini dello specialismo del Settecento.

** Rimandiamo chi vuol sentire l’intervento intero a questo link, e al blog L’Arcinapoletano chi vuol seguire i pensieri del signor Treccagnoli. A cui invieremo la trascrizione del nostro incontro da correggere, perché se ne possa usufruire tutti, e a cui inviamo oggi il nostro più caro augurio di buon Natale

*** E infine, Carlo Ossola dalla Domenica del Sole 24 Ore, fa del testo del De’ Liguori accostato ai presepi di Antonio Maria Esposito la porta verso un’idea di Natale “più presente e vera”, lontana dai fasti e dalle illusioni, per tornare a cibarsi, con il popolo napoletano, “di poco pane e di mirabili sogni”.

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Patti, Annella e Miss Modì: la Bohème è donna!

 Modigliani, principe bohemien
Laurent Seksik, Fabrice Le Henanff
Kleiner Flug, 2018

Tra Napoli e Parigi, tra Modigliani e Stanzione, un viaggio attraverso i secoli nella pittura e nell’amore con gran finale rock

Siamo liete e onorate di ospitare a partire da oggi sul blog di Museodivino il primo di una serie di articoli di Sara D’Ippolito, scrittrice e poetessa romana, che a Napoli ha trascorso anni di intensa vita artistica prima di ripartire per l’amata e vasta Russia. Mentre era in Italia ha fatto in tempo a fondare con noi l’associazione Progetto Sophia. Donne verso la Bellezza, dedicata all’osservazione della figura femminile nell’arte, e guidarla nei suoi primi passi verso la creazione del Museodivino. Dopo avervi raccontato il tragico amore tra Dante Gabriele Rossetti e Elisabeth Siddal, e la vita avventurosa della napoletana Luisa Sanfelice, eccoci ora condotti a viaggiare nell’arte di Amedeo Modigliani e della sua Musa, la pittrice Jeanne Hébuterne, e in quella tutta napoletana di Annarella di Massimo, allieva preferita del grande maestro secentesco Massimo Stanzione. Per inaugurare questa felicissima collaborazione con Sara D’Ippolito non potevamo sperare di meglio: un articolo che parla di donne, arte, amore, morte, e rock and roll. Di tutto ciò che conta, insomma, in questo cosmo. Buona lettura. (S.C.)

The root connection 

Il sacrificio non è niente altro che la produzione di cose sacre.

George Bataille.

Napoli, estate 2015: l’autrice di queste pagine si reca a una mostra dedicata a Modigliani dove rimane colpita dalla foto di Jeanne Hébuterne. A pochi giorni di distanza in una visita solitaria al Museo Diocesano della città scopre due dipinti della pittrice Annella De Rosa. Quella che segue è la storia delle due artiste. 

Jeanne Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani
Jeanne Hébuterne

Napoli, anno 1602

Nasce Diana (detta Dianella o Annella De Rosa, figlia del pittore Tommaso e di Caterina De Mauro, sorella del pittore Giovan Francesco Pacecco). Nelle Vite del pittore Bernardo De Dominici la storia della pittrice è arricchito da elementi romanzeschi. 

Il padre di Diana, Tommaso, fu un pittore noto oggi soltanto per il Martirio di S. Erasmo nella chiesa dello Spirito Santo a Napoli, opera che denota un classicismo tardomanierista devoto e senza tempo. Tommaso De Rosa svolgeva l’attività di maestro: perciò Diana visse fin dall’infanzia in un ambiente di pittori professionisti.

Ritratto di Diana (Annella) de Rosa da bambina
Ritratto di Diana (Annella) de Rosa da bambina

La madre Caterina, restata vedova nel 1610, sposa nel 1612 il pittore Filippo Vitale. Filippo fu protagonista del naturalismo di ascendenza caravaggesca della prima metà del Seicento a Napoli insieme con Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo e Josè de Ribera, e divenne il capostipite di un’importante famiglia di artisti della nuova generazione come Annella e Pacecco De Rosa, Juan Do, Agostino Beltrano e Aniello Falcone. Una ragnatela di parentele che legò molti pittori napoletani del primo Seicento, i quali abitarono quasi tutti nella zona delimitata tra piazza Carità e lo Spirito Santo, vera Montmartre della Napoli dell’epoca.

Filippo Vitale, Il sacrificio di Isacco, 1615-1620, Napoli, Museo di Capodimonte
Filippo Vitale, Il sacrificio di Isacco, 1615-1620, Napoli, Museo di Capodimonte
Lo spirito di Caravaggio aleggia tra l’angelo bambino e il piccolo Isacco …

Parigi, 1898

6 aprile: nasce in una tipica famiglia cattolica piccolo-borghese la futura pittrice Jeanne Hébuterne: il padre, Achille, è capo contabile dei grandi magazzini Bon Marché, ateo (ma convertitosi al cattolicesimo in seguito) ama intrattenere la famiglia con la lettura di Blaise Pascal. La madre Eudoxie Anais Tellier è una brava e umile donna di casa, cattolica osservante. Il fratello di Jeanne, André, è pittore; si accorge presto che anche la sorella è dotata di talento e la invita a iscriversi all’École Nationale des Arts décoratifs all’Académie Colarossi, e la introduce all’interno della comunità artistica di Montparnasse, dove la soprannominano Noix de coco, noce di cocco, a causa del forte contrasto fra le lunghe trecce castane ed il suo pallore. 

Jeanne Hébuterne a 19 anni
Jeanne Hébuterne a 19 anni

Napoli, 1610-1620.

La piccola Diana, ha per primo maestro il patrigno Filippo Vitale. Il talento le scorre nel sangue. Nel Seicento nell’ambito della pittura il mestiere se lo tramandavano in una stessa famiglia, per lo più da padre in figlio. Nel caso di Diana ci sono due varianti. Anzitutto perché stavolta il “figlio” avviato alla pittura era donna, e poi perché i padri che le tramandarono il mestiere furono due, il padre naturale e il patrigno acquisito.

A determinare il suo destino partecipò inoltre il fratello Pacecco De Rosa organizzando l’incontro fra lei e il famoso Maestro Massimo Stanzione che l’aveva preso a bottega. L’incontro consisté in una specie di esame, richiesto dalla stessa Annella e i risultati furono entusiasmanti: “Tu, da domani, verrai a lavorare nella mia bottega. D’accordo?”. Salita al ruolo di collega di suo fratello, Annella de Rosa – appellata da tutti “Annella di Massimo”, cioè Annella allieva di Massimo, divenne ben presto la discepola preferita del grande pittore, «cara al maestro come collaboratrice in pittura e, per la sua bellezza, come modella». 

Massimo Stanzione, Giuditta con la testa di Oloferne, 1630-35 circa, New York, Metropolitan Museum of Art
Massimo Stanzione, Giuditta con la testa di Oloferne, 1630-35 circa, New York, Metropolitan Museum of Art (cliccando sull’immagine potrete visitare la vasta collezione di arte napoletana del Seicento presente al Met di New York!)

Anche le sue sorelle, Lucrezia e Maria Grazia, erano molto belle e con Diana furono soprannominate le «tre Grazie napoletane». La rete di parentela di Annella diviene più complessa con il matrimonio del caravaggesco Aniello Falcone con la sua sorellastra Orsola Vitale e con quello del riberesco spagnolo Juan Do con la sorella Maria Grazia in cui testimoni di nozze furono i colleghi ed amici Battistello Caracciolo e Josè de Ribera.

Intanto il Maestro Stanzione si vale della collaborazione della sua allieva per dare le prime pennellate alle sue opere sulla guida dei suoi bozzetti.

Aniello Falcone, Ritratto di Masaniello, 1647 circa, Museo Nazionale di San Martino
Aniello fu il marito di Orsola Vitale, sorellastra di Annella de Rosa
Aniello Falcone, Ritratto di Masaniello, 1647 circa, Museo Nazionale di San Martino
Aniello fu il marito di Orsola Vitale, sorellastra della nostra Annella.

Di tutti gli splendidi dipinti di Aniello Falcone che si trovano a Napoli e nel mondo, abbiamo scelto questo per ricordare in quale clima si svolga la nostra storia. Masaniello aderì alla “Compagnia della Morte”, creata dallo stesso Falcone, “per vendicare un amico, morto per mano di uno spagnolo, con l’improbabile scopo di uccidere tutti gli spagnoli di Napoli, con gli esiti passati poi alla storia.
Quando il Regno di Napoli, dopo quasi un anno di rivoluzione, ritornò sotto il dominio degli spagnoli e la Compagnia della Morte si disciolse, Aniello Falcone sparì dalla circolazione e la sua bottega fu sostituita da quella di Luca Giordano.”
José de Ribera, Testa del Battista, 1646, Napoli, Museo civico Gaetano Filangieri
José fu il testimone di nozze di Juan Do e Maria Grazia de Rosa, sorella di Annella de Rosa
José de Ribera, Testa del Battista, 1646, Napoli, Museo civico Gaetano Filangieri
José fu il testimone di nozze di Juan Do e Maria Grazia de Rosa, sorella della nostra Annella.
Juan Do, Il Senso della Vista, New York, Metropolitan Museum of Art  
Juan fu il marito di Maria Grazia de Rosa, sorella di Annella de Rosa
Juan Do, Il Senso della Vista, New York, Metropolitan Museum of Art
Juan fu il marito di Maria Grazia de Rosa, sorella della nostra Annella. Di tutti i suoi dipinti più fortemente secenteschi, abbiamo scelto questo, che pare lanciare uno sguardo nell’arte e nell’anima del Novecento

Parigi, Febbraio 1917

Jeanne Hébuterne e il livornese emigrato Amedeo Modigliani fanno conoscenza, lei ha diciannove anni, lui trentatré. Jeanne dipinge con talento e sensibilità, ma il suo carattere è schivo e riservato. Resta spesso silenziosa e in disparte, ma osservando attentamente. Non le sfugge il pittore italiano, che si lega a tutte le modelle che posano per lui. Nell’autunno del 1916 Jeanne, appena diciottenne, riesce a farsi presentare a Modigliani.

Amedeo Modigliani fu il compagno di Jeanne Hébuterne dal 1917 fino alla morte della pittrice, nonché padre della loro figlia Jeanne.
Amedeo Modigliani fu il compagno di Jeanne Hébuterne dal 1917 fino alla morte della pittrice, nonché padre della loro figlia Jeanne.
Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne

Dopo quella presentazione, Jeanne si lega definitivamente a Modigliani nella primavera del 1917, trovando nei suoi un’opposizione radicale. Viene cacciata da casa e raggiunge Modigliani in una decadente abitazione in rue de la Grand Chaumière, un luogo che era così fatiscente da poter vedere il sole filtrare attraverso le crepe sulle pareti. 

Amedeo Modigliani, Femme Fatale, 1917
Amedeo Modigliani, Femme Fatale, 1917
Il primo ritratto in assoluto dei tanti che Modì fece della sua musa e amata Jeanne: così questo disegno venne presentato nella mostra “La stanza segreta degli amici di Modigliani” (Spoleto, 2018); ai dubbi sull’autenticità risponde in questo articolo il direttore dell’Istituto Amedeo Modigliani, svelando alcuni segni grafici, legati alla cabala, che sarebbero come impronte nascoste lasciate da Modì stesso “proprio per evitare che dopo cento anni qualche appassionato ne potesse contestare l’autenticità”
Jeanne Hébuterne, Portrait de Amedeo Modigliani au chapeau, 1917
Jeanne Hébuterne, Portrait de Amedeo Modigliani au chapeau, 1917

In quel periodo il pittore non riceveva più l’assegno mensile che la famiglia benestante gli inviava da Livorno. Jeanne e Modì cominciano a convivere all’insegna della povertà e dell’arte, trascorrendo gran parte delle loro giornate dipingendo, l’uno di fronte all’altro, ma le condizioni di salute di Modì si fanno sempre più critiche per la tubercolosi che lo tormenta da tempo. Si fatica a tirare avanti. Amedeo costantemente stordito dall’alcool svende i suoi disegni per pochi franchi. Lèon Indenbaum, amico scultore li descrive così: «A tarda notte lo si poteva sorprendere, sulla panchina di fronte alla Rotonde, a fianco di Jeanne Hébuterne silenziosa, emaciata, esile, le lunghe trecce sulle spalle, pura, amorevole…» 

Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne

Anselmo Bucci, pittore amico della coppia racconta di una sera a cena: «Lì ci raggiunse la sposa; ed egli, mangiando pochissimo come tutti gli alcolizzati, non finiva più di carezzarla, di interrogarla, di occuparsi di lei, quasi con ostentazione. E si uscì, riavviati, naturalmente, alla Rotonde. Nel bel mezzo dell’incrocio Raspail-Montparnasse congedò sua moglie, abbracciandola e baciandola con affetto; e ancora salutandola da lontano. E spiegò a me, che parevo un po’ sorpreso: “Noi due si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana. Come si fa da noi”». 

Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, André Salmon.
Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, André Salmon.
Noi tre si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana.

Napoli, anno 1626.

Come di Annella cresce il talento, così cresce lei stessa. Annella diventa una fin troppo bella ragazza e molti giovani, anche dell’aristocrazia, volentieri la corteggiavano. Fra i molti pretendenti, ebbe il sopravvento, anche per intercessione del maestro Stanzione e dello zio Pacecco, il giovane pittore Agostino Beltrano. Forse non un matrimonio d’amore ma che, comunque, sanzionò anche una collaborazione artistica fra i due coniugi. Ben più dotata di talento di Agostino, Annella contribuì notevolmente anche all’affermazione del marito, aiutandolo anche nell’esecuzione di diverse opere. Massimo Stanzione continuò a manifestare la propria stima per la giovane artista la quale, intanto, riceveva molte committenze da aristocratici desiderosi di farsi effigiare da lei.

Roberto Longhi e le sue attribuzioni a Annella di Massimo
Roberto Longhi, il critico d’arte che ha permesso al Novecento di riscoprire Caravaggio, ha tentato negli anni ’60 di creare un catalogo delle opere di Annella de Rosa a partire da alcuni quadri firmati con la sigla ADR. Tra questi, anche l’Angelo Custode della Pietà dei Turchini, oggi prevalentemente attribuito a Filippo Vitale
L'Angelo Custode, particolare. Napoli, chiesa della Pietà dei Turchini. Annella de Rosa, Filippo Vitale, o Giovanni Battista Caracciolo
L’Angelo Custode — particolare, demonio. Napoli, chiesa della Pietà dei Turchini.
Sarà un’opera di Annella, di Filippo Vitale, o di Giovanni Battista Caracciolo come dice la nota anonima sul retro di questa fotografia conservata alla Fondazione Federico Zeri?

Parigi, anno 1918. 

L’amico e mercante polacco Zborowski, mentore e mecenate di alcuni pittori di Montparnasse tra i quali Utrillo, Chagall, Soutine e lo stesso Modigliani, convince Jeanne e Amedeo a seguirlo in Costa Azzurra alla ricerca di un clima più mite e soleggiato che possa alleviare le condizioni critiche dell’artista e migliorarne la salute e anche agli affari. Si aggiunge alla comitiva il pittore Foujita con la sua compagna, il pittore Soutine e per ultima la madre di Jeanne.

Jeanne Hébuterne, La vieille dame au collier ou Portrait d'Eudoxie Hébuterne, 1919
Jeanne Hébuterne, La vieille dame au collier ou Portrait d’Eudoxie Hébuterne, 1919
In questo dipinto, Jeanne rappresenta la madre con il cognome da sposata e la definisce “L’anziana signora con la collana”
Jeanne Hébuterne, Eudoxie-Anaïs Tellier, la mère de Jeanne Hébuterne, à la théière
Jeanne Hébuterne, Eudoxie-Anaïs Tellier, la mère de Jeanne Hébuterne, à la théière
In un’altra opera, questa volta un disegno, Jeanne la definisce col suo nome da nubile, chiamandola “la madre di Jeanne Hébuterne”.

La Hébuterne, la madre e i coniugi Zborowski sono alloggiati in una villa mentre Modigliani e gli altri in albergo per evitare discussioni. Tutto scorre più o meno come a Parigi, con disegni svenduti in cambio di Pastis e la convivenza con la madre per Jeanne che si fa sempre più insostenibile

Jeanne Hebuterne, Portrait de Chaim Soutine
Jeanne Hebuterne, Portrait de Chaim Soutine
Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917, Washington DC, National Gallery of Art
Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917, Washington DC, National Gallery of Art

Il 29 novembre del 1918 nasce a Nizza una bambina che verrà chiamata come la mamma, Jeanne. Amedeo pazzo di gioia si ferma a bere così a lungo nei bistrot che troverà chiusi gli uffici dell’anagrafe per effettuare il riconoscimento della figlia. Non ci tornerà mai più e così la piccola Jeanne fu riconosciuta unicamente dalla madre, e si chiamerà Modigliani solo perché alla morte dei genitori verrà adottata dalla sorella del pittore.

Jeanne Modigliani, figlia di Jeanne Hébuterne e di Amedeo Modigliani
Jeanne Modigliani, laureata a Pisa con una tesi su Van Gogh, è stata una storica dell’arte di estremo rigore scientifico, col quale ha affrontato la figura del padre sfrondandola delle inesattezze aneddotiche o scandalistiche nel libro Modigliani, senza leggenda del 1958

Napoli, anni 1630-1640

Annella, divenuta una sorta di pittrice alla moda, vive però nel continuo timore che la sua arte, relegata nel chiuso di salotti, potesse andare vanificata; il suo più incalzante desiderio consiste nel poter dipingere quadri che vengano esposti al pubblico “per far conoscere che anche le donne sanno acquistare l’eccellenza dell’arte”. Le è accanto, nella realizzazione di questo desiderio, ancora una volta il maestro Stanzione. Servendosi della propria autorità Stanzione ottiene, per la sua allieva, un’ordinazione di due dipinti da collocarsi nella chiesa della Pietà dei Turchini. Annella eseguì alla perfezione i due lavori – che rappresentano l’uno la nascita e l’altro la morte della Vergine.

Annella De Rosa- La nascita della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La nascita della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La morte della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La morte della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli

Il successo fu tale che alcuni pittori, invidiosi, misero in giro la voce diffamatoria che si trattasse di opere eseguite, in realtà, dal maestro Stanzione. A dispetto dei maligni, la fama di Annella cresce smisuratamente, tanto che tutte le famiglie aristocratiche vogliono un suo dipinto, lasciandola libera di scegliere il soggetto.

Sposalizio della Vergina, Annella de Rosa
Il critico d’arte Francesco Porzio ha recentemente attribuito questo Sposalizio della Vergine alla nostra Annella visto “il ripetersi degli stessi tipi fisiognomici” dei due quadri della Pietà dei Turchini. “Ipotesi coraggiosa, che può essere parzialmente accolta ipotizzando una collaborazione col marito, consuetudine tramandata dalle fonti, che giustificherebbe la facies beltranesca che promana chiaramente dal dipinto” (Achille della Ragione)

L’invidia crebbe soprattutto fra le donne, alcune delle quali, volendo dimostrare che Annella non possedeva nulla di speciale, si diedero allo studio della pittura, con risultati tutt’altro che notevoli. Altre pubbliche comunità, e ormai senza più essere sollecitate dallo Stanzione, chiesero opere di Annella: nella real chiesa di Monteoliveto apparve così un suo quadro raffigurante l’apparizione della Vergine ai benedettini; mentre un altro, raffigurante San Giovanni Battista, venne esposto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Furono queste le due ultime opere che Annella di Massimo eseguì. 

Annella De Rosa, Lucrezia, 1630, Collezione privata
Diana De Rosa (?) Lucrezia, 1630, Collezione privata
“Altra opera attribuita ad Annella sempre da Riccardo Lattuada per la casa d’asta dorotheum, è un olio rappresentante Lucrezia. Venduto nel 2018 per 87.500 euro a privati, probabilmente, in origine faceva parte della collezione degli Jatta di Ruvo di Puglia.”(Donastella)

Costa Azzurra, 31 maggio del 1919.

Jeanne rimane sola con la bambina; Modigliani torna a Parigi, ma il 24 giugno lei gli scrive di mandare il denaro per il viaggio perché vuole raggiungerlo, è di nuovo incinta.  Ora vivono con il sussidio che Zborowski passa loro mensilmente, circa 600 franchi sufficienti per una piccola famiglia come la loro ma Amedeo è un pessimo amministratore di se stesso, la maggior parte del denaro viene consumato in alcolici. 

Amedeo Modigliani elegante e barbuto
Jeanne  Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani

La malattia di Modì e gli stenti che continuano ad assillare la loro esistenza non ne intaccano il rapporto, Jeanne continua a disegnare o dipingere e il compagno la ritrae in una serie di opere tra le più suggestive ed ispirate dell’ultimo periodo. Al contrario di Amedeo la Hébuterne ritrae spesso quello che vede dalla finestra o gli interni della casa dove la coppia vive a Montparnasse.

Per il suo temperamento riservato e silenzioso sappiamo che Jeanne non era benvoluta, né stimata dagli amici di Modì che la consideravano poco brillante e insignificante. Amedeo festeggia agli inizi di luglio il suo trentacinquesimo compleanno e quella notte scrive su un foglio: «M’impegno oggi 7 luglio 1919 a sposare la Signora Hébuterne appena arriveranno i documenti». Ma non farà in tempo. 

Jeanne  Hébuterne , Amedeo Modigliani malato
Jeanne Hébuterne , Amedeo Modigliani malato

Napoli, anno 1642.

L’anziano maestro Stanzione, si reca spesso nella casa-studio di Annella, ancora bella e attraente, anche quando il coniuge Agostino è assente. Una serva di Annella, di carattere dubbio, esasperata dai rimbrotti di Annella, si incarica di insospettirne con finto zelo e l’auto di menzogne il marito, che viene indotto a far spiare di nascosto gli incontri di Annella e del Maestro. “Or accadde, – afferma il biografo – che un giorno avendo ella terminato un quadro di mezze figure che la Sacra Famiglia rappresentava capitò in quel punto il Maestro e avendo veduto con quanta maestria di disegno e felicità di colore aveva Annella condotto quel quadro, e poiché era fatto per lui le diede un sincerissimo abbraccio, lodandola sopra ogni altro dei suoi discepoli”. Sempre da De Dominici apprendiamo che “queste affettuose dimostrazioni furono osservate dalla fantesca”. Così, non appena Agostino fu rientrato, di metterlo al corrente di ogni cosa. “E Agostino sguainò la draghinassa e trapassò da parte a parte il corpo della moglie”.

Sandro Botticelli, La Calunnia, particolare
Sandro Botticelli, La Calunnia, particolare

Si narra che il geloso Agostino scappò in Francia per sottrarsi al carcere, ma che, anni dopo, ritornò a Napoli pentito, per inginocchiarsi sulla tomba della moglie e per ammirarne l’effige che un giorno lui stesso aveva realizzato. Così finisce la storia di Annella “onore della patria, pregio delle donne, decoro della pittura”.

Massimo Stanzione, Susanna e i vecchioni, 1630
Massimo Stanzione, Susanna e i vecchioni, 1630

Parigi, anno 1920.

Le condizioni di salute di Modigliani vanno peggiorando rapidamente. Una sera sviene per strada e viene riportato a casa ubriaco e febbricitante. Jeanne, completamente sola, resta per una settimana accanto al suo letto, indebolita dalla fame, dalla seconda gravidanza e dal gelo della casa priva di riscaldamento. Una sera due amici fanno visita alla coppia, e trovano uno stato di degrado assoluto: nello studio gelido c’è sporcizia, bottiglie di vino, scatole di sardine. 

Amedeo Modigliani ritrae  Jeanne Hébuterne
Amedeo ritrae Jeanne

Ed è ancora così che li trovano il 22 gennaio del 1920 quando viene sfondata la porta del loro alloggio, distesi sul letto inermi, Jeanne incinta di nove mesi. Amedeo viene portato subito in ospedale ma vi arriva già in coma: morirà due giorni dopo. 

Amedeo Modigliani malato, ritratto da Jeanne Hébuterne
Jeanne ritrae Amedeo

Napoli, 2020

Veniamo ai giorni nostri. Oggi la critica, confortata da dati documentari, non crede più alla leggendaria fine di Diana de Rosa, anche se il nomignolo di «Annella di Massimo» che si credeva inventato in pieno Settecento dal De Dominici è viceversa autentico, essendo stato rinvenuto alcuni inventari di Giuseppe Carafa dei duchi di Maddaloni nel 1648 ed in quello del principe Capece Zurlo del 1715. A fugare i dubbi sulla morte romanzesca di Annella esiste l’atto di morte, nel quale si dichiara che la pittrice morì di malattia il 7 dicembre 1643, dopo una vita di successi professionali che le permise di lasciare ai figli una discreta somma di denaro guadagnata in tempi diversi da lei e dal marito Agostino Beltrano. Questa constatazione fa giustizia di una vecchia diatriba tra il comune di Napoli ed lo storico Prota Giurleo, indispettito che una strada della città fosse dedicata (com’è anche oggi) ad un nome inesistente e convinto che dovesse ritornare all’antico toponimo di via Vomero Vecchio.

Annella de Rosa, Sant'Agata
Annella de Rosa, Diana de Rosa, Annella di Massimo … chiamami come vuoi. Questa è la mia Sant’Agata.

Parigi, 24 gennaio 1920

Appresa la morte del compagno Jeanne vuole passare la notte da sola in albergo, e la mattina una cameriera rifacendo il letto trova un coltello sotto il cuscino.  Jeanne va in ospedale a rivedere Amedeo per l’ultima volta, accompagnata dal padre. Quella notte si rifugia a casa dei genitori dove il fratello Andrè le tiene compagnia. Ma all’alba del 25 Gennaio Jeanne si butta dal quinto piano. 

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne, Autoritratto

Il corpo viene raccolto da un operaio su una carriola e Andrè, per non spaventare i genitori, prega l’uomo di portare il cadavere in Rue de la Grande Chaumière, a casa Modigliani; ma, dato che arrivato là gli viene impedito di entrare, l’operaio si reca al commissariato di polizia a raccontare tutto. La salma viene quindi ricondotta a casa e abbandonata tutta la mattina. Nel pomeriggio amiche di Jeanne accorrono a vegliarla, circondate dai suoi disegni, sparsi per terra, nei quali lei si rappresentava con lunghe trecce nell’atto di colpirsi al seno con un pugnale. La notte rimangono due amici di Amedeo soprattutto per impedire che i topi possano deturpare il corpo di Jeanne. 

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne, Autoritratto a 17 anni

I coniugi Hébuterne non vogliono che i funerali di Jeanne si svolgano insieme a quelli di Amedeo Modigliani, che saranno molto imponenti. Vengono invece fissati quasi clandestinamente alle otto del mattino, il giorno dopo, in un piccolo cimitero di periferia. 

Fu sepolta alle otto del mattino di una fredda giornata di gennaio al Bagneux, un cimitero di periferia, senza che la notizia di quel funerale – vergognoso per la famiglia – venisse comunicata ad alcuno. Pare addirittura che, in un primo momento, i genitori ne rifiutassero il cadavere e fu solo il fratello André ad occuparsi in gran segreto della sua anonima sepoltura. Di certo gli Hébuterne, ancora convinti che quell’unione fosse stata scandalosa, rifiutarono che la figlia riposasse accanto all’amato compagno.

Jeanne Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani

Pur se citata dalle fonti e resa famosa dall’aneddoto sulla sua morte violenta, «Annella» è a tutt’oggi «una pittrice senza opere» che possano esserle attribuite con certezza. Sicuri sono solo i dati anagrafici, 1602-1643 e la collaborazione non firmata a molti quadri del suo Maestro Stanzione e del marito Beltrano. 

Parigi, anno 1928. Jeanne viene traslata e seppellita accanto a Modigliani, grazie alle insistenze del fratello di Amedeo, Giuseppe Emanuele che, rifugiatosi a Parigi nel ’24 per sfuggire alle persecuzioni fasciste seguite all’omicidio di Matteotti, parlò coi coniugi Hébuterne. 

Amedeo Modigliani ritratto da Jeanne Hébuterne
Vi ricordate questo ritratto di Amedeo, disegnato da Jeanne agli inizi del loro amore? Ecco quanto vale oggi, come base d’asta …

Al cimitero Père Lachaise su due lapidi contigue è inciso:

Amedeo Modigliani, pittore.

Nato a Livorno il 12 luglio 1884.

Morto a Parigi il 24 gennaio 1920.

Morte lo colse quando giunse alla gloria.

Jeanne Hebuterne

Nata a Parigi il 6 aprile 1898.

Morta a Parigi il 25 gennaio 1920

Di Amedeo Modigliani compagna devota fino all’estremo sacrifizio.

Patti Smith la regina della poesia rock omaggia Amedeo Modigliani e  Jeanne Hébuterne nella sua Dancing Barefoot
Because the Art Belongs to Lovers

Per la canzone “Dancing barefoot”, la cantante Patty Smith dice di essersi ispirata alla storia di Jeanne Hébuterne.

Dancing Barefoot

She is benediction

She is the root connection 

Here I go and I don’t know why 

I fell so ceaselessly 

Could it be he’s taking over me 

I’m dancing barefoot 

Some strange music draws me in 

Makes me come on like some heroine 

She is sublimation 

She is the essence of thee 

She is re-creation 

She, intoxicated by thee 

Grave visitations 

What is it that calls to us? 

Why must we pray screaming? 

Why must not death be redefined? 

Amedeo Modigliani,  Jeanne Hébuterne
… why not?

Sara D’Ippolito (Roma, 1979) ha vissuto in Italia e a in Russia. Dopo aver frequentato la facoltà di Filosofia a Roma, ha lavorato per più di dieci anni in teatro prima come attrice poi come aiuto regista e pedagoga. Interprete e traduttrice dal russo, ha tradotto nel corso degli anni Beliaev, Bunin Cechov e testi liturgici e spirituali della tradizione ortodossa. Ha pubblicato nel 2011 “Nelle contrade della nebbia e della polvere” (Memori, Roma, 2011) e “La prigione dolce, viaggio in monastero” (Samuele ebook, Pordenone, 2013), cronaca poetica di un’esperienza di vita in un monastero ortodosso russo. Entrambe le opere sono pubblicate sotto lo pseudonimo Arkadij Scestlivzev. Sempre del 2013 è il saggio “Verità della maschera, ovvero in teatro non si mente” (Leucotea, Sanremo), un confronto fra lo “Ione” di Platone e “Il paradosso sull‟attore” di Diderot. Nel 2016 pubblica la sua prima raccolta di poesie “A luce accesa” (collana Erato – Edizioni Lieto Colle) Nel 2015 il racconto “Passo dopo passo – un blues per via Caracciolo” ha vinto il secondo posto ex equo del concorso “Un mare di storie” indetto dal Museo del mare di San Benedetto del Tronto e dalle Edizioni Memori. Nel 2016 due poesie vengono pubblicate nel numero 79/80 dell’aperiodico delle Edizioni del Foglio Clandestino.

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arte spirituale Donne nella storia di napoli Senza categoria Storia di Napoli

Patti, Annella e Miss Modì: la Bohème è donna!

 Modigliani, principe bohemien
Laurent Seksik, Fabrice Le Henanff
Kleiner Flug, 2018

Tra Napoli e Parigi, tra Modigliani e Stanzione, un viaggio attraverso i secoli nella pittura e nell’amore con gran finale rock

Siamo liete e onorate di ospitare a partire da oggi sul blog di Museodivino il primo di una serie di articoli di Sara D’Ippolito, scrittrice e poetessa romana, che a Napoli ha trascorso anni di intensa vita artistica prima di ripartire per l’amata e vasta Russia. Mentre era in Italia ha fatto in tempo a fondare con noi l’associazione Progetto Sophia. Donne verso la Bellezza, dedicata all’osservazione della figura femminile nell’arte, e guidarla nei suoi primi passi verso la creazione del Museodivino. Dopo avervi raccontato il tragico amore tra Dante Gabriele Rossetti e Elisabeth Siddal, e la vita avventurosa della napoletana Luisa Sanfelice, eccoci ora condotti a viaggiare nell’arte di Amedeo Modigliani e della sua Musa, la pittrice Jeanne Hébuterne, e in quella tutta napoletana di Annarella di Massimo, allieva preferita del grande maestro secentesco Massimo Stanzione. Per inaugurare questa felicissima collaborazione con Sara D’Ippolito non potevamo sperare di meglio: un articolo che parla di donne, arte, amore, morte, e rock and roll. Di tutto ciò che conta, insomma, in questo cosmo. Buona lettura. (S.C.)

The root connection 

Il sacrificio non è niente altro che la produzione di cose sacre.

George Bataille.

Napoli, estate 2015: l’autrice di queste pagine si reca a una mostra dedicata a Modigliani dove rimane colpita dalla foto di Jeanne Hébuterne. A pochi giorni di distanza in una visita solitaria al Museo Diocesano della città scopre due dipinti della pittrice Annella De Rosa. Quella che segue è la storia delle due artiste. 

Jeanne Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani
Jeanne Hébuterne

Napoli, anno 1602

Nasce Diana (detta Dianella o Annella De Rosa, figlia del pittore Tommaso e di Caterina De Mauro, sorella del pittore Giovan Francesco Pacecco). Nelle Vite del pittore Bernardo De Dominici la storia della pittrice è arricchito da elementi romanzeschi. 

Il padre di Diana, Tommaso, fu un pittore noto oggi soltanto per il Martirio di S. Erasmo nella chiesa dello Spirito Santo a Napoli, opera che denota un classicismo tardomanierista devoto e senza tempo. Tommaso De Rosa svolgeva l’attività di maestro: perciò Diana visse fin dall’infanzia in un ambiente di pittori professionisti.

Ritratto di Diana (Annella) de Rosa da bambina
Ritratto di Diana (Annella) de Rosa da bambina

La madre Caterina, restata vedova nel 1610, sposa nel 1612 il pittore Filippo Vitale. Filippo fu protagonista del naturalismo di ascendenza caravaggesca della prima metà del Seicento a Napoli insieme con Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo e Josè de Ribera, e divenne il capostipite di un’importante famiglia di artisti della nuova generazione come Annella e Pacecco De Rosa, Juan Do, Agostino Beltrano e Aniello Falcone. Una ragnatela di parentele che legò molti pittori napoletani del primo Seicento, i quali abitarono quasi tutti nella zona delimitata tra piazza Carità e lo Spirito Santo, vera Montmartre della Napoli dell’epoca.

Filippo Vitale, Il sacrificio di Isacco, 1615-1620, Napoli, Museo di Capodimonte
Filippo Vitale, Il sacrificio di Isacco, 1615-1620, Napoli, Museo di Capodimonte
Lo spirito di Caravaggio aleggia tra l’angelo bambino e il piccolo Isacco …

Parigi, 1898

6 aprile: nasce in una tipica famiglia cattolica piccolo-borghese la futura pittrice Jeanne Hébuterne: il padre, Achille, è capo contabile dei grandi magazzini Bon Marché, ateo (ma convertitosi al cattolicesimo in seguito) ama intrattenere la famiglia con la lettura di Blaise Pascal. La madre Eudoxie Anais Tellier è una brava e umile donna di casa, cattolica osservante. Il fratello di Jeanne, André, è pittore; si accorge presto che anche la sorella è dotata di talento e la invita a iscriversi all’École Nationale des Arts décoratifs all’Académie Colarossi, e la introduce all’interno della comunità artistica di Montparnasse, dove la soprannominano Noix de coco, noce di cocco, a causa del forte contrasto fra le lunghe trecce castane ed il suo pallore. 

Jeanne Hébuterne a 19 anni
Jeanne Hébuterne a 19 anni

Napoli, 1610-1620.

La piccola Diana, ha per primo maestro il patrigno Filippo Vitale. Il talento le scorre nel sangue. Nel Seicento nell’ambito della pittura il mestiere se lo tramandavano in una stessa famiglia, per lo più da padre in figlio. Nel caso di Diana ci sono due varianti. Anzitutto perché stavolta il “figlio” avviato alla pittura era donna, e poi perché i padri che le tramandarono il mestiere furono due, il padre naturale e il patrigno acquisito.

A determinare il suo destino partecipò inoltre il fratello Pacecco De Rosa organizzando l’incontro fra lei e il famoso Maestro Massimo Stanzione che l’aveva preso a bottega. L’incontro consisté in una specie di esame, richiesto dalla stessa Annella e i risultati furono entusiasmanti: “Tu, da domani, verrai a lavorare nella mia bottega. D’accordo?”. Salita al ruolo di collega di suo fratello, Annella de Rosa – appellata da tutti “Annella di Massimo”, cioè Annella allieva di Massimo, divenne ben presto la discepola preferita del grande pittore, «cara al maestro come collaboratrice in pittura e, per la sua bellezza, come modella». 

Massimo Stanzione, Giuditta con la testa di Oloferne, 1630-35 circa, New York, Metropolitan Museum of Art
Massimo Stanzione, Giuditta con la testa di Oloferne, 1630-35 circa, New York, Metropolitan Museum of Art (cliccando sull’immagine potrete visitare la vasta collezione di arte napoletana del Seicento presente al Met di New York!)

Anche le sue sorelle, Lucrezia e Maria Grazia, erano molto belle e con Diana furono soprannominate le «tre Grazie napoletane». La rete di parentela di Annella diviene più complessa con il matrimonio del caravaggesco Aniello Falcone con la sua sorellastra Orsola Vitale e con quello del riberesco spagnolo Juan Do con la sorella Maria Grazia in cui testimoni di nozze furono i colleghi ed amici Battistello Caracciolo e Josè de Ribera.

Intanto il Maestro Stanzione si vale della collaborazione della sua allieva per dare le prime pennellate alle sue opere sulla guida dei suoi bozzetti.

Aniello Falcone, Ritratto di Masaniello, 1647 circa, Museo Nazionale di San Martino
Aniello fu il marito di Orsola Vitale, sorellastra di Annella de Rosa
Aniello Falcone, Ritratto di Masaniello, 1647 circa, Museo Nazionale di San Martino
Aniello fu il marito di Orsola Vitale, sorellastra della nostra Annella.

Di tutti gli splendidi dipinti di Aniello Falcone che si trovano a Napoli e nel mondo, abbiamo scelto questo per ricordare in quale clima si svolga la nostra storia. Masaniello aderì alla “Compagnia della Morte”, creata dallo stesso Falcone, “per vendicare un amico, morto per mano di uno spagnolo, con l’improbabile scopo di uccidere tutti gli spagnoli di Napoli, con gli esiti passati poi alla storia.
Quando il Regno di Napoli, dopo quasi un anno di rivoluzione, ritornò sotto il dominio degli spagnoli e la Compagnia della Morte si disciolse, Aniello Falcone sparì dalla circolazione e la sua bottega fu sostituita da quella di Luca Giordano.”
José de Ribera, Testa del Battista, 1646, Napoli, Museo civico Gaetano Filangieri
José fu il testimone di nozze di Juan Do e Maria Grazia de Rosa, sorella di Annella de Rosa
José de Ribera, Testa del Battista, 1646, Napoli, Museo civico Gaetano Filangieri
José fu il testimone di nozze di Juan Do e Maria Grazia de Rosa, sorella della nostra Annella.
Juan Do, Il Senso della Vista, New York, Metropolitan Museum of Art  
Juan fu il marito di Maria Grazia de Rosa, sorella di Annella de Rosa
Juan Do, Il Senso della Vista, New York, Metropolitan Museum of Art
Juan fu il marito di Maria Grazia de Rosa, sorella della nostra Annella. Di tutti i suoi dipinti più fortemente secenteschi, abbiamo scelto questo, che pare lanciare uno sguardo nell’arte e nell’anima del Novecento

Parigi, Febbraio 1917

Jeanne Hébuterne e il livornese emigrato Amedeo Modigliani fanno conoscenza, lei ha diciannove anni, lui trentatré. Jeanne dipinge con talento e sensibilità, ma il suo carattere è schivo e riservato. Resta spesso silenziosa e in disparte, ma osservando attentamente. Non le sfugge il pittore italiano, che si lega a tutte le modelle che posano per lui. Nell’autunno del 1916 Jeanne, appena diciottenne, riesce a farsi presentare a Modigliani.

Amedeo Modigliani fu il compagno di Jeanne Hébuterne dal 1917 fino alla morte della pittrice, nonché padre della loro figlia Jeanne.
Amedeo Modigliani fu il compagno di Jeanne Hébuterne dal 1917 fino alla morte della pittrice, nonché padre della loro figlia Jeanne.
Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne

Dopo quella presentazione, Jeanne si lega definitivamente a Modigliani nella primavera del 1917, trovando nei suoi un’opposizione radicale. Viene cacciata da casa e raggiunge Modigliani in una decadente abitazione in rue de la Grand Chaumière, un luogo che era così fatiscente da poter vedere il sole filtrare attraverso le crepe sulle pareti. 

Amedeo Modigliani, Femme Fatale, 1917
Amedeo Modigliani, Femme Fatale, 1917
Il primo ritratto in assoluto dei tanti che Modì fece della sua musa e amata Jeanne: così questo disegno venne presentato nella mostra “La stanza segreta degli amici di Modigliani” (Spoleto, 2018); ai dubbi sull’autenticità risponde in questo articolo il direttore dell’Istituto Amedeo Modigliani, svelando alcuni segni grafici, legati alla cabala, che sarebbero come impronte nascoste lasciate da Modì stesso “proprio per evitare che dopo cento anni qualche appassionato ne potesse contestare l’autenticità”
Jeanne Hébuterne, Portrait de Amedeo Modigliani au chapeau, 1917
Jeanne Hébuterne, Portrait de Amedeo Modigliani au chapeau, 1917

In quel periodo il pittore non riceveva più l’assegno mensile che la famiglia benestante gli inviava da Livorno. Jeanne e Modì cominciano a convivere all’insegna della povertà e dell’arte, trascorrendo gran parte delle loro giornate dipingendo, l’uno di fronte all’altro, ma le condizioni di salute di Modì si fanno sempre più critiche per la tubercolosi che lo tormenta da tempo. Si fatica a tirare avanti. Amedeo costantemente stordito dall’alcool svende i suoi disegni per pochi franchi. Lèon Indenbaum, amico scultore li descrive così: «A tarda notte lo si poteva sorprendere, sulla panchina di fronte alla Rotonde, a fianco di Jeanne Hébuterne silenziosa, emaciata, esile, le lunghe trecce sulle spalle, pura, amorevole…» 

Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne

Anselmo Bucci, pittore amico della coppia racconta di una sera a cena: «Lì ci raggiunse la sposa; ed egli, mangiando pochissimo come tutti gli alcolizzati, non finiva più di carezzarla, di interrogarla, di occuparsi di lei, quasi con ostentazione. E si uscì, riavviati, naturalmente, alla Rotonde. Nel bel mezzo dell’incrocio Raspail-Montparnasse congedò sua moglie, abbracciandola e baciandola con affetto; e ancora salutandola da lontano. E spiegò a me, che parevo un po’ sorpreso: “Noi due si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana. Come si fa da noi”». 

Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, André Salmon.
Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, André Salmon.
Noi tre si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana.

Napoli, anno 1626.

Come di Annella cresce il talento, così cresce lei stessa. Annella diventa una fin troppo bella ragazza e molti giovani, anche dell’aristocrazia, volentieri la corteggiavano. Fra i molti pretendenti, ebbe il sopravvento, anche per intercessione del maestro Stanzione e dello zio Pacecco, il giovane pittore Agostino Beltrano. Forse non un matrimonio d’amore ma che, comunque, sanzionò anche una collaborazione artistica fra i due coniugi. Ben più dotata di talento di Agostino, Annella contribuì notevolmente anche all’affermazione del marito, aiutandolo anche nell’esecuzione di diverse opere. Massimo Stanzione continuò a manifestare la propria stima per la giovane artista la quale, intanto, riceveva molte committenze da aristocratici desiderosi di farsi effigiare da lei.

Roberto Longhi e le sue attribuzioni a Annella di Massimo
Roberto Longhi, il critico d’arte che ha permesso al Novecento di riscoprire Caravaggio, ha tentato negli anni ’60 di creare un catalogo delle opere di Annella de Rosa a partire da alcuni quadri firmati con la sigla ADR. Tra questi, anche l’Angelo Custode della Pietà dei Turchini, oggi prevalentemente attribuito a Filippo Vitale
L'Angelo Custode, particolare. Napoli, chiesa della Pietà dei Turchini. Annella de Rosa, Filippo Vitale, o Giovanni Battista Caracciolo
L’Angelo Custode — particolare, demonio. Napoli, chiesa della Pietà dei Turchini.
Sarà un’opera di Annella, di Filippo Vitale, o di Giovanni Battista Caracciolo come dice la nota anonima sul retro di questa fotografia conservata alla Fondazione Federico Zeri?

Parigi, anno 1918. 

L’amico e mercante polacco Zborowski, mentore e mecenate di alcuni pittori di Montparnasse tra i quali Utrillo, Chagall, Soutine e lo stesso Modigliani, convince Jeanne e Amedeo a seguirlo in Costa Azzurra alla ricerca di un clima più mite e soleggiato che possa alleviare le condizioni critiche dell’artista e migliorarne la salute e anche agli affari. Si aggiunge alla comitiva il pittore Foujita con la sua compagna, il pittore Soutine e per ultima la madre di Jeanne.

Jeanne Hébuterne, La vieille dame au collier ou Portrait d'Eudoxie Hébuterne, 1919
Jeanne Hébuterne, La vieille dame au collier ou Portrait d’Eudoxie Hébuterne, 1919
In questo dipinto, Jeanne rappresenta la madre con il cognome da sposata e la definisce “L’anziana signora con la collana”
Jeanne Hébuterne, Eudoxie-Anaïs Tellier, la mère de Jeanne Hébuterne, à la théière
Jeanne Hébuterne, Eudoxie-Anaïs Tellier, la mère de Jeanne Hébuterne, à la théière
In un’altra opera, questa volta un disegno, Jeanne la definisce col suo nome da nubile, chiamandola “la madre di Jeanne Hébuterne”.

La Hébuterne, la madre e i coniugi Zborowski sono alloggiati in una villa mentre Modigliani e gli altri in albergo per evitare discussioni. Tutto scorre più o meno come a Parigi, con disegni svenduti in cambio di Pastis e la convivenza con la madre per Jeanne che si fa sempre più insostenibile

Jeanne Hebuterne, Portrait de Chaim Soutine
Jeanne Hebuterne, Portrait de Chaim Soutine
Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917, Washington DC, National Gallery of Art
Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917, Washington DC, National Gallery of Art

Il 29 novembre del 1918 nasce a Nizza una bambina che verrà chiamata come la mamma, Jeanne. Amedeo pazzo di gioia si ferma a bere così a lungo nei bistrot che troverà chiusi gli uffici dell’anagrafe per effettuare il riconoscimento della figlia. Non ci tornerà mai più e così la piccola Jeanne fu riconosciuta unicamente dalla madre, e si chiamerà Modigliani solo perché alla morte dei genitori verrà adottata dalla sorella del pittore.

Jeanne Modigliani, figlia di Jeanne Hébuterne e di Amedeo Modigliani
Jeanne Modigliani, laureata a Pisa con una tesi su Van Gogh, è stata una storica dell’arte di estremo rigore scientifico, col quale ha affrontato la figura del padre sfrondandola delle inesattezze aneddotiche o scandalistiche nel libro Modigliani, senza leggenda del 1958

Napoli, anni 1630-1640

Annella, divenuta una sorta di pittrice alla moda, vive però nel continuo timore che la sua arte, relegata nel chiuso di salotti, potesse andare vanificata; il suo più incalzante desiderio consiste nel poter dipingere quadri che vengano esposti al pubblico “per far conoscere che anche le donne sanno acquistare l’eccellenza dell’arte”. Le è accanto, nella realizzazione di questo desiderio, ancora una volta il maestro Stanzione. Servendosi della propria autorità Stanzione ottiene, per la sua allieva, un’ordinazione di due dipinti da collocarsi nella chiesa della Pietà dei Turchini. Annella eseguì alla perfezione i due lavori – che rappresentano l’uno la nascita e l’altro la morte della Vergine.

Annella De Rosa- La nascita della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La nascita della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La morte della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La morte della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli

Il successo fu tale che alcuni pittori, invidiosi, misero in giro la voce diffamatoria che si trattasse di opere eseguite, in realtà, dal maestro Stanzione. A dispetto dei maligni, la fama di Annella cresce smisuratamente, tanto che tutte le famiglie aristocratiche vogliono un suo dipinto, lasciandola libera di scegliere il soggetto.

Sposalizio della Vergina, Annella de Rosa
Il critico d’arte Francesco Porzio ha recentemente attribuito questo Sposalizio della Vergine alla nostra Annella visto “il ripetersi degli stessi tipi fisiognomici” dei due quadri della Pietà dei Turchini. “Ipotesi coraggiosa, che può essere parzialmente accolta ipotizzando una collaborazione col marito, consuetudine tramandata dalle fonti, che giustificherebbe la facies beltranesca che promana chiaramente dal dipinto” (Achille della Ragione)

L’invidia crebbe soprattutto fra le donne, alcune delle quali, volendo dimostrare che Annella non possedeva nulla di speciale, si diedero allo studio della pittura, con risultati tutt’altro che notevoli. Altre pubbliche comunità, e ormai senza più essere sollecitate dallo Stanzione, chiesero opere di Annella: nella real chiesa di Monteoliveto apparve così un suo quadro raffigurante l’apparizione della Vergine ai benedettini; mentre un altro, raffigurante San Giovanni Battista, venne esposto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Furono queste le due ultime opere che Annella di Massimo eseguì. 

Annella De Rosa, Lucrezia, 1630, Collezione privata
Diana De Rosa (?) Lucrezia, 1630, Collezione privata
“Altra opera attribuita ad Annella sempre da Riccardo Lattuada per la casa d’asta dorotheum, è un olio rappresentante Lucrezia. Venduto nel 2018 per 87.500 euro a privati, probabilmente, in origine faceva parte della collezione degli Jatta di Ruvo di Puglia.”(Donastella)

Costa Azzurra, 31 maggio del 1919.

Jeanne rimane sola con la bambina; Modigliani torna a Parigi, ma il 24 giugno lei gli scrive di mandare il denaro per il viaggio perché vuole raggiungerlo, è di nuovo incinta.  Ora vivono con il sussidio che Zborowski passa loro mensilmente, circa 600 franchi sufficienti per una piccola famiglia come la loro ma Amedeo è un pessimo amministratore di se stesso, la maggior parte del denaro viene consumato in alcolici. 

Amedeo Modigliani elegante e barbuto
Jeanne  Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani

La malattia di Modì e gli stenti che continuano ad assillare la loro esistenza non ne intaccano il rapporto, Jeanne continua a disegnare o dipingere e il compagno la ritrae in una serie di opere tra le più suggestive ed ispirate dell’ultimo periodo. Al contrario di Amedeo la Hébuterne ritrae spesso quello che vede dalla finestra o gli interni della casa dove la coppia vive a Montparnasse.

Per il suo temperamento riservato e silenzioso sappiamo che Jeanne non era benvoluta, né stimata dagli amici di Modì che la consideravano poco brillante e insignificante. Amedeo festeggia agli inizi di luglio il suo trentacinquesimo compleanno e quella notte scrive su un foglio: «M’impegno oggi 7 luglio 1919 a sposare la Signora Hébuterne appena arriveranno i documenti». Ma non farà in tempo. 

Jeanne  Hébuterne , Amedeo Modigliani malato
Jeanne Hébuterne , Amedeo Modigliani malato

Napoli, anno 1642.

L’anziano maestro Stanzione, si reca spesso nella casa-studio di Annella, ancora bella e attraente, anche quando il coniuge Agostino è assente. Una serva di Annella, di carattere dubbio, esasperata dai rimbrotti di Annella, si incarica di insospettirne con finto zelo e l’auto di menzogne il marito, che viene indotto a far spiare di nascosto gli incontri di Annella e del Maestro. “Or accadde, – afferma il biografo – che un giorno avendo ella terminato un quadro di mezze figure che la Sacra Famiglia rappresentava capitò in quel punto il Maestro e avendo veduto con quanta maestria di disegno e felicità di colore aveva Annella condotto quel quadro, e poiché era fatto per lui le diede un sincerissimo abbraccio, lodandola sopra ogni altro dei suoi discepoli”. Sempre da De Dominici apprendiamo che “queste affettuose dimostrazioni furono osservate dalla fantesca”. Così, non appena Agostino fu rientrato, di metterlo al corrente di ogni cosa. “E Agostino sguainò la draghinassa e trapassò da parte a parte il corpo della moglie”.

Sandro Botticelli, La Calunnia, particolare
Sandro Botticelli, La Calunnia, particolare

Si narra che il geloso Agostino scappò in Francia per sottrarsi al carcere, ma che, anni dopo, ritornò a Napoli pentito, per inginocchiarsi sulla tomba della moglie e per ammirarne l’effige che un giorno lui stesso aveva realizzato. Così finisce la storia di Annella “onore della patria, pregio delle donne, decoro della pittura”.

Massimo Stanzione, Susanna e i vecchioni, 1630
Massimo Stanzione, Susanna e i vecchioni, 1630

Parigi, anno 1920.

Le condizioni di salute di Modigliani vanno peggiorando rapidamente. Una sera sviene per strada e viene riportato a casa ubriaco e febbricitante. Jeanne, completamente sola, resta per una settimana accanto al suo letto, indebolita dalla fame, dalla seconda gravidanza e dal gelo della casa priva di riscaldamento. Una sera due amici fanno visita alla coppia, e trovano uno stato di degrado assoluto: nello studio gelido c’è sporcizia, bottiglie di vino, scatole di sardine. 

Amedeo Modigliani ritrae  Jeanne Hébuterne
Amedeo ritrae Jeanne

Ed è ancora così che li trovano il 22 gennaio del 1920 quando viene sfondata la porta del loro alloggio, distesi sul letto inermi, Jeanne incinta di nove mesi. Amedeo viene portato subito in ospedale ma vi arriva già in coma: morirà due giorni dopo. 

Amedeo Modigliani malato, ritratto da Jeanne Hébuterne
Jeanne ritrae Amedeo

Napoli, 2020

Veniamo ai giorni nostri. Oggi la critica, confortata da dati documentari, non crede più alla leggendaria fine di Diana de Rosa, anche se il nomignolo di «Annella di Massimo» che si credeva inventato in pieno Settecento dal De Dominici è viceversa autentico, essendo stato rinvenuto alcuni inventari di Giuseppe Carafa dei duchi di Maddaloni nel 1648 ed in quello del principe Capece Zurlo del 1715. A fugare i dubbi sulla morte romanzesca di Annella esiste l’atto di morte, nel quale si dichiara che la pittrice morì di malattia il 7 dicembre 1643, dopo una vita di successi professionali che le permise di lasciare ai figli una discreta somma di denaro guadagnata in tempi diversi da lei e dal marito Agostino Beltrano. Questa constatazione fa giustizia di una vecchia diatriba tra il comune di Napoli ed lo storico Prota Giurleo, indispettito che una strada della città fosse dedicata (com’è anche oggi) ad un nome inesistente e convinto che dovesse ritornare all’antico toponimo di via Vomero Vecchio.

Annella de Rosa, Sant'Agata
Annella de Rosa, Diana de Rosa, Annella di Massimo … chiamami come vuoi. Questa è la mia Sant’Agata.

Parigi, 24 gennaio 1920

Appresa la morte del compagno Jeanne vuole passare la notte da sola in albergo, e la mattina una cameriera rifacendo il letto trova un coltello sotto il cuscino.  Jeanne va in ospedale a rivedere Amedeo per l’ultima volta, accompagnata dal padre. Quella notte si rifugia a casa dei genitori dove il fratello Andrè le tiene compagnia. Ma all’alba del 25 Gennaio Jeanne si butta dal quinto piano. 

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne, Autoritratto

Il corpo viene raccolto da un operaio su una carriola e Andrè, per non spaventare i genitori, prega l’uomo di portare il cadavere in Rue de la Grande Chaumière, a casa Modigliani; ma, dato che arrivato là gli viene impedito di entrare, l’operaio si reca al commissariato di polizia a raccontare tutto. La salma viene quindi ricondotta a casa e abbandonata tutta la mattina. Nel pomeriggio amiche di Jeanne accorrono a vegliarla, circondate dai suoi disegni, sparsi per terra, nei quali lei si rappresentava con lunghe trecce nell’atto di colpirsi al seno con un pugnale. La notte rimangono due amici di Amedeo soprattutto per impedire che i topi possano deturpare il corpo di Jeanne. 

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne, Autoritratto a 17 anni

I coniugi Hébuterne non vogliono che i funerali di Jeanne si svolgano insieme a quelli di Amedeo Modigliani, che saranno molto imponenti. Vengono invece fissati quasi clandestinamente alle otto del mattino, il giorno dopo, in un piccolo cimitero di periferia. 

Fu sepolta alle otto del mattino di una fredda giornata di gennaio al Bagneux, un cimitero di periferia, senza che la notizia di quel funerale – vergognoso per la famiglia – venisse comunicata ad alcuno. Pare addirittura che, in un primo momento, i genitori ne rifiutassero il cadavere e fu solo il fratello André ad occuparsi in gran segreto della sua anonima sepoltura. Di certo gli Hébuterne, ancora convinti che quell’unione fosse stata scandalosa, rifiutarono che la figlia riposasse accanto all’amato compagno.

Jeanne Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani

Pur se citata dalle fonti e resa famosa dall’aneddoto sulla sua morte violenta, «Annella» è a tutt’oggi «una pittrice senza opere» che possano esserle attribuite con certezza. Sicuri sono solo i dati anagrafici, 1602-1643 e la collaborazione non firmata a molti quadri del suo Maestro Stanzione e del marito Beltrano. 

Parigi, anno 1928. Jeanne viene traslata e seppellita accanto a Modigliani, grazie alle insistenze del fratello di Amedeo, Giuseppe Emanuele che, rifugiatosi a Parigi nel ’24 per sfuggire alle persecuzioni fasciste seguite all’omicidio di Matteotti, parlò coi coniugi Hébuterne. 

Amedeo Modigliani ritratto da Jeanne Hébuterne
Vi ricordate questo ritratto di Amedeo, disegnato da Jeanne agli inizi del loro amore? Ecco quanto vale oggi, come base d’asta …

Al cimitero Père Lachaise su due lapidi contigue è inciso:

Amedeo Modigliani, pittore.

Nato a Livorno il 12 luglio 1884.

Morto a Parigi il 24 gennaio 1920.

Morte lo colse quando giunse alla gloria.

Jeanne Hebuterne

Nata a Parigi il 6 aprile 1898.

Morta a Parigi il 25 gennaio 1920

Di Amedeo Modigliani compagna devota fino all’estremo sacrifizio.

Patti Smith la regina della poesia rock omaggia Amedeo Modigliani e  Jeanne Hébuterne nella sua Dancing Barefoot
Because the Art Belongs to Lovers

Per la canzone “Dancing barefoot”, la cantante Patty Smith dice di essersi ispirata alla storia di Jeanne Hébuterne.

Dancing Barefoot

She is benediction

She is the root connection 

Here I go and I don’t know why 

I fell so ceaselessly 

Could it be he’s taking over me 

I’m dancing barefoot 

Some strange music draws me in 

Makes me come on like some heroine 

She is sublimation 

She is the essence of thee 

She is re-creation 

She, intoxicated by thee 

Grave visitations 

What is it that calls to us? 

Why must we pray screaming? 

Why must not death be redefined? 

Amedeo Modigliani,  Jeanne Hébuterne
… why not?

Sara D’Ippolito (Roma, 1979) ha vissuto in Italia e a in Russia. Dopo aver frequentato la facoltà di Filosofia a Roma, ha lavorato per più di dieci anni in teatro prima come attrice poi come aiuto regista e pedagoga. Interprete e traduttrice dal russo, ha tradotto nel corso degli anni Beliaev, Bunin Cechov e testi liturgici e spirituali della tradizione ortodossa. Ha pubblicato nel 2011 “Nelle contrade della nebbia e della polvere” (Memori, Roma, 2011) e “La prigione dolce, viaggio in monastero” (Samuele ebook, Pordenone, 2013), cronaca poetica di un’esperienza di vita in un monastero ortodosso russo. Entrambe le opere sono pubblicate sotto lo pseudonimo Arkadij Scestlivzev. Sempre del 2013 è il saggio “Verità della maschera, ovvero in teatro non si mente” (Leucotea, Sanremo), un confronto fra lo “Ione” di Platone e “Il paradosso sull‟attore” di Diderot. Nel 2016 pubblica la sua prima raccolta di poesie “A luce accesa” (collana Erato – Edizioni Lieto Colle) Nel 2015 il racconto “Passo dopo passo – un blues per via Caracciolo” ha vinto il secondo posto ex equo del concorso “Un mare di storie” indetto dal Museo del mare di San Benedetto del Tronto e dalle Edizioni Memori. Nel 2016 due poesie vengono pubblicate nel numero 79/80 dell’aperiodico delle Edizioni del Foglio Clandestino.

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arte spirituale Donne nella storia di napoli Senza categoria Storia di Napoli

Patti, Annella e Miss Modì: la Bohème è donna!

 Modigliani, principe bohemien
Laurent Seksik, Fabrice Le Henanff
Kleiner Flug, 2018

Tra Napoli e Parigi, tra Modigliani e Stanzione, un viaggio attraverso i secoli nella pittura e nell’amore con gran finale rock

Siamo liete e onorate di ospitare a partire da oggi sul blog di Museodivino il primo di una serie di articoli di Sara D’Ippolito, scrittrice e poetessa romana, che a Napoli ha trascorso anni di intensa vita artistica prima di ripartire per l’amata e vasta Russia. Mentre era in Italia ha fatto in tempo a fondare con noi l’associazione Progetto Sophia. Donne verso la Bellezza, dedicata all’osservazione della figura femminile nell’arte, e guidarla nei suoi primi passi verso la creazione del Museodivino. Dopo avervi raccontato il tragico amore tra Dante Gabriele Rossetti e Elisabeth Siddal, e la vita avventurosa della napoletana Luisa Sanfelice, eccoci ora condotti a viaggiare nell’arte di Amedeo Modigliani e della sua Musa, la pittrice Jeanne Hébuterne, e in quella tutta napoletana di Annarella di Massimo, allieva preferita del grande maestro secentesco Massimo Stanzione. Per inaugurare questa felicissima collaborazione con Sara D’Ippolito non potevamo sperare di meglio: un articolo che parla di donne, arte, amore, morte, e rock and roll. Di tutto ciò che conta, insomma, in questo cosmo. Buona lettura. (S.C.)

The root connection 

Il sacrificio non è niente altro che la produzione di cose sacre.

George Bataille.

Napoli, estate 2015: l’autrice di queste pagine si reca a una mostra dedicata a Modigliani dove rimane colpita dalla foto di Jeanne Hébuterne. A pochi giorni di distanza in una visita solitaria al Museo Diocesano della città scopre due dipinti della pittrice Annella De Rosa. Quella che segue è la storia delle due artiste. 

Jeanne Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani
Jeanne Hébuterne

Napoli, anno 1602

Nasce Diana (detta Dianella o Annella De Rosa, figlia del pittore Tommaso e di Caterina De Mauro, sorella del pittore Giovan Francesco Pacecco). Nelle Vite del pittore Bernardo De Dominici la storia della pittrice è arricchito da elementi romanzeschi. 

Il padre di Diana, Tommaso, fu un pittore noto oggi soltanto per il Martirio di S. Erasmo nella chiesa dello Spirito Santo a Napoli, opera che denota un classicismo tardomanierista devoto e senza tempo. Tommaso De Rosa svolgeva l’attività di maestro: perciò Diana visse fin dall’infanzia in un ambiente di pittori professionisti.

Ritratto di Diana (Annella) de Rosa da bambina
Ritratto di Diana (Annella) de Rosa da bambina

La madre Caterina, restata vedova nel 1610, sposa nel 1612 il pittore Filippo Vitale. Filippo fu protagonista del naturalismo di ascendenza caravaggesca della prima metà del Seicento a Napoli insieme con Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo e Josè de Ribera, e divenne il capostipite di un’importante famiglia di artisti della nuova generazione come Annella e Pacecco De Rosa, Juan Do, Agostino Beltrano e Aniello Falcone. Una ragnatela di parentele che legò molti pittori napoletani del primo Seicento, i quali abitarono quasi tutti nella zona delimitata tra piazza Carità e lo Spirito Santo, vera Montmartre della Napoli dell’epoca.

Filippo Vitale, Il sacrificio di Isacco, 1615-1620, Napoli, Museo di Capodimonte
Filippo Vitale, Il sacrificio di Isacco, 1615-1620, Napoli, Museo di Capodimonte
Lo spirito di Caravaggio aleggia tra l’angelo bambino e il piccolo Isacco …

Parigi, 1898

6 aprile: nasce in una tipica famiglia cattolica piccolo-borghese la futura pittrice Jeanne Hébuterne: il padre, Achille, è capo contabile dei grandi magazzini Bon Marché, ateo (ma convertitosi al cattolicesimo in seguito) ama intrattenere la famiglia con la lettura di Blaise Pascal. La madre Eudoxie Anais Tellier è una brava e umile donna di casa, cattolica osservante. Il fratello di Jeanne, André, è pittore; si accorge presto che anche la sorella è dotata di talento e la invita a iscriversi all’École Nationale des Arts décoratifs all’Académie Colarossi, e la introduce all’interno della comunità artistica di Montparnasse, dove la soprannominano Noix de coco, noce di cocco, a causa del forte contrasto fra le lunghe trecce castane ed il suo pallore. 

Jeanne Hébuterne a 19 anni
Jeanne Hébuterne a 19 anni

Napoli, 1610-1620.

La piccola Diana, ha per primo maestro il patrigno Filippo Vitale. Il talento le scorre nel sangue. Nel Seicento nell’ambito della pittura il mestiere se lo tramandavano in una stessa famiglia, per lo più da padre in figlio. Nel caso di Diana ci sono due varianti. Anzitutto perché stavolta il “figlio” avviato alla pittura era donna, e poi perché i padri che le tramandarono il mestiere furono due, il padre naturale e il patrigno acquisito.

A determinare il suo destino partecipò inoltre il fratello Pacecco De Rosa organizzando l’incontro fra lei e il famoso Maestro Massimo Stanzione che l’aveva preso a bottega. L’incontro consisté in una specie di esame, richiesto dalla stessa Annella e i risultati furono entusiasmanti: “Tu, da domani, verrai a lavorare nella mia bottega. D’accordo?”. Salita al ruolo di collega di suo fratello, Annella de Rosa – appellata da tutti “Annella di Massimo”, cioè Annella allieva di Massimo, divenne ben presto la discepola preferita del grande pittore, «cara al maestro come collaboratrice in pittura e, per la sua bellezza, come modella». 

Massimo Stanzione, Giuditta con la testa di Oloferne, 1630-35 circa, New York, Metropolitan Museum of Art
Massimo Stanzione, Giuditta con la testa di Oloferne, 1630-35 circa, New York, Metropolitan Museum of Art (cliccando sull’immagine potrete visitare la vasta collezione di arte napoletana del Seicento presente al Met di New York!)

Anche le sue sorelle, Lucrezia e Maria Grazia, erano molto belle e con Diana furono soprannominate le «tre Grazie napoletane». La rete di parentela di Annella diviene più complessa con il matrimonio del caravaggesco Aniello Falcone con la sua sorellastra Orsola Vitale e con quello del riberesco spagnolo Juan Do con la sorella Maria Grazia in cui testimoni di nozze furono i colleghi ed amici Battistello Caracciolo e Josè de Ribera.

Intanto il Maestro Stanzione si vale della collaborazione della sua allieva per dare le prime pennellate alle sue opere sulla guida dei suoi bozzetti.

Aniello Falcone, Ritratto di Masaniello, 1647 circa, Museo Nazionale di San Martino
Aniello fu il marito di Orsola Vitale, sorellastra di Annella de Rosa
Aniello Falcone, Ritratto di Masaniello, 1647 circa, Museo Nazionale di San Martino
Aniello fu il marito di Orsola Vitale, sorellastra della nostra Annella.

Di tutti gli splendidi dipinti di Aniello Falcone che si trovano a Napoli e nel mondo, abbiamo scelto questo per ricordare in quale clima si svolga la nostra storia. Masaniello aderì alla “Compagnia della Morte”, creata dallo stesso Falcone, “per vendicare un amico, morto per mano di uno spagnolo, con l’improbabile scopo di uccidere tutti gli spagnoli di Napoli, con gli esiti passati poi alla storia.
Quando il Regno di Napoli, dopo quasi un anno di rivoluzione, ritornò sotto il dominio degli spagnoli e la Compagnia della Morte si disciolse, Aniello Falcone sparì dalla circolazione e la sua bottega fu sostituita da quella di Luca Giordano.”
José de Ribera, Testa del Battista, 1646, Napoli, Museo civico Gaetano Filangieri
José fu il testimone di nozze di Juan Do e Maria Grazia de Rosa, sorella di Annella de Rosa
José de Ribera, Testa del Battista, 1646, Napoli, Museo civico Gaetano Filangieri
José fu il testimone di nozze di Juan Do e Maria Grazia de Rosa, sorella della nostra Annella.
Juan Do, Il Senso della Vista, New York, Metropolitan Museum of Art  
Juan fu il marito di Maria Grazia de Rosa, sorella di Annella de Rosa
Juan Do, Il Senso della Vista, New York, Metropolitan Museum of Art
Juan fu il marito di Maria Grazia de Rosa, sorella della nostra Annella. Di tutti i suoi dipinti più fortemente secenteschi, abbiamo scelto questo, che pare lanciare uno sguardo nell’arte e nell’anima del Novecento

Parigi, Febbraio 1917

Jeanne Hébuterne e il livornese emigrato Amedeo Modigliani fanno conoscenza, lei ha diciannove anni, lui trentatré. Jeanne dipinge con talento e sensibilità, ma il suo carattere è schivo e riservato. Resta spesso silenziosa e in disparte, ma osservando attentamente. Non le sfugge il pittore italiano, che si lega a tutte le modelle che posano per lui. Nell’autunno del 1916 Jeanne, appena diciottenne, riesce a farsi presentare a Modigliani.

Amedeo Modigliani fu il compagno di Jeanne Hébuterne dal 1917 fino alla morte della pittrice, nonché padre della loro figlia Jeanne.
Amedeo Modigliani fu il compagno di Jeanne Hébuterne dal 1917 fino alla morte della pittrice, nonché padre della loro figlia Jeanne.
Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne

Dopo quella presentazione, Jeanne si lega definitivamente a Modigliani nella primavera del 1917, trovando nei suoi un’opposizione radicale. Viene cacciata da casa e raggiunge Modigliani in una decadente abitazione in rue de la Grand Chaumière, un luogo che era così fatiscente da poter vedere il sole filtrare attraverso le crepe sulle pareti. 

Amedeo Modigliani, Femme Fatale, 1917
Amedeo Modigliani, Femme Fatale, 1917
Il primo ritratto in assoluto dei tanti che Modì fece della sua musa e amata Jeanne: così questo disegno venne presentato nella mostra “La stanza segreta degli amici di Modigliani” (Spoleto, 2018); ai dubbi sull’autenticità risponde in questo articolo il direttore dell’Istituto Amedeo Modigliani, svelando alcuni segni grafici, legati alla cabala, che sarebbero come impronte nascoste lasciate da Modì stesso “proprio per evitare che dopo cento anni qualche appassionato ne potesse contestare l’autenticità”
Jeanne Hébuterne, Portrait de Amedeo Modigliani au chapeau, 1917
Jeanne Hébuterne, Portrait de Amedeo Modigliani au chapeau, 1917

In quel periodo il pittore non riceveva più l’assegno mensile che la famiglia benestante gli inviava da Livorno. Jeanne e Modì cominciano a convivere all’insegna della povertà e dell’arte, trascorrendo gran parte delle loro giornate dipingendo, l’uno di fronte all’altro, ma le condizioni di salute di Modì si fanno sempre più critiche per la tubercolosi che lo tormenta da tempo. Si fatica a tirare avanti. Amedeo costantemente stordito dall’alcool svende i suoi disegni per pochi franchi. Lèon Indenbaum, amico scultore li descrive così: «A tarda notte lo si poteva sorprendere, sulla panchina di fronte alla Rotonde, a fianco di Jeanne Hébuterne silenziosa, emaciata, esile, le lunghe trecce sulle spalle, pura, amorevole…» 

Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne

Anselmo Bucci, pittore amico della coppia racconta di una sera a cena: «Lì ci raggiunse la sposa; ed egli, mangiando pochissimo come tutti gli alcolizzati, non finiva più di carezzarla, di interrogarla, di occuparsi di lei, quasi con ostentazione. E si uscì, riavviati, naturalmente, alla Rotonde. Nel bel mezzo dell’incrocio Raspail-Montparnasse congedò sua moglie, abbracciandola e baciandola con affetto; e ancora salutandola da lontano. E spiegò a me, che parevo un po’ sorpreso: “Noi due si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana. Come si fa da noi”». 

Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, André Salmon.
Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, André Salmon.
Noi tre si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana.

Napoli, anno 1626.

Come di Annella cresce il talento, così cresce lei stessa. Annella diventa una fin troppo bella ragazza e molti giovani, anche dell’aristocrazia, volentieri la corteggiavano. Fra i molti pretendenti, ebbe il sopravvento, anche per intercessione del maestro Stanzione e dello zio Pacecco, il giovane pittore Agostino Beltrano. Forse non un matrimonio d’amore ma che, comunque, sanzionò anche una collaborazione artistica fra i due coniugi. Ben più dotata di talento di Agostino, Annella contribuì notevolmente anche all’affermazione del marito, aiutandolo anche nell’esecuzione di diverse opere. Massimo Stanzione continuò a manifestare la propria stima per la giovane artista la quale, intanto, riceveva molte committenze da aristocratici desiderosi di farsi effigiare da lei.

Roberto Longhi e le sue attribuzioni a Annella di Massimo
Roberto Longhi, il critico d’arte che ha permesso al Novecento di riscoprire Caravaggio, ha tentato negli anni ’60 di creare un catalogo delle opere di Annella de Rosa a partire da alcuni quadri firmati con la sigla ADR. Tra questi, anche l’Angelo Custode della Pietà dei Turchini, oggi prevalentemente attribuito a Filippo Vitale
L'Angelo Custode, particolare. Napoli, chiesa della Pietà dei Turchini. Annella de Rosa, Filippo Vitale, o Giovanni Battista Caracciolo
L’Angelo Custode — particolare, demonio. Napoli, chiesa della Pietà dei Turchini.
Sarà un’opera di Annella, di Filippo Vitale, o di Giovanni Battista Caracciolo come dice la nota anonima sul retro di questa fotografia conservata alla Fondazione Federico Zeri?

Parigi, anno 1918. 

L’amico e mercante polacco Zborowski, mentore e mecenate di alcuni pittori di Montparnasse tra i quali Utrillo, Chagall, Soutine e lo stesso Modigliani, convince Jeanne e Amedeo a seguirlo in Costa Azzurra alla ricerca di un clima più mite e soleggiato che possa alleviare le condizioni critiche dell’artista e migliorarne la salute e anche agli affari. Si aggiunge alla comitiva il pittore Foujita con la sua compagna, il pittore Soutine e per ultima la madre di Jeanne.

Jeanne Hébuterne, La vieille dame au collier ou Portrait d'Eudoxie Hébuterne, 1919
Jeanne Hébuterne, La vieille dame au collier ou Portrait d’Eudoxie Hébuterne, 1919
In questo dipinto, Jeanne rappresenta la madre con il cognome da sposata e la definisce “L’anziana signora con la collana”
Jeanne Hébuterne, Eudoxie-Anaïs Tellier, la mère de Jeanne Hébuterne, à la théière
Jeanne Hébuterne, Eudoxie-Anaïs Tellier, la mère de Jeanne Hébuterne, à la théière
In un’altra opera, questa volta un disegno, Jeanne la definisce col suo nome da nubile, chiamandola “la madre di Jeanne Hébuterne”.

La Hébuterne, la madre e i coniugi Zborowski sono alloggiati in una villa mentre Modigliani e gli altri in albergo per evitare discussioni. Tutto scorre più o meno come a Parigi, con disegni svenduti in cambio di Pastis e la convivenza con la madre per Jeanne che si fa sempre più insostenibile

Jeanne Hebuterne, Portrait de Chaim Soutine
Jeanne Hebuterne, Portrait de Chaim Soutine
Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917, Washington DC, National Gallery of Art
Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917, Washington DC, National Gallery of Art

Il 29 novembre del 1918 nasce a Nizza una bambina che verrà chiamata come la mamma, Jeanne. Amedeo pazzo di gioia si ferma a bere così a lungo nei bistrot che troverà chiusi gli uffici dell’anagrafe per effettuare il riconoscimento della figlia. Non ci tornerà mai più e così la piccola Jeanne fu riconosciuta unicamente dalla madre, e si chiamerà Modigliani solo perché alla morte dei genitori verrà adottata dalla sorella del pittore.

Jeanne Modigliani, figlia di Jeanne Hébuterne e di Amedeo Modigliani
Jeanne Modigliani, laureata a Pisa con una tesi su Van Gogh, è stata una storica dell’arte di estremo rigore scientifico, col quale ha affrontato la figura del padre sfrondandola delle inesattezze aneddotiche o scandalistiche nel libro Modigliani, senza leggenda del 1958

Napoli, anni 1630-1640

Annella, divenuta una sorta di pittrice alla moda, vive però nel continuo timore che la sua arte, relegata nel chiuso di salotti, potesse andare vanificata; il suo più incalzante desiderio consiste nel poter dipingere quadri che vengano esposti al pubblico “per far conoscere che anche le donne sanno acquistare l’eccellenza dell’arte”. Le è accanto, nella realizzazione di questo desiderio, ancora una volta il maestro Stanzione. Servendosi della propria autorità Stanzione ottiene, per la sua allieva, un’ordinazione di due dipinti da collocarsi nella chiesa della Pietà dei Turchini. Annella eseguì alla perfezione i due lavori – che rappresentano l’uno la nascita e l’altro la morte della Vergine.

Annella De Rosa- La nascita della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La nascita della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La morte della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli
Annella De Rosa- La morte della Vergine. Chiesa della Pietà dei Turchini, Napoli

Il successo fu tale che alcuni pittori, invidiosi, misero in giro la voce diffamatoria che si trattasse di opere eseguite, in realtà, dal maestro Stanzione. A dispetto dei maligni, la fama di Annella cresce smisuratamente, tanto che tutte le famiglie aristocratiche vogliono un suo dipinto, lasciandola libera di scegliere il soggetto.

Sposalizio della Vergina, Annella de Rosa
Il critico d’arte Francesco Porzio ha recentemente attribuito questo Sposalizio della Vergine alla nostra Annella visto “il ripetersi degli stessi tipi fisiognomici” dei due quadri della Pietà dei Turchini. “Ipotesi coraggiosa, che può essere parzialmente accolta ipotizzando una collaborazione col marito, consuetudine tramandata dalle fonti, che giustificherebbe la facies beltranesca che promana chiaramente dal dipinto” (Achille della Ragione)

L’invidia crebbe soprattutto fra le donne, alcune delle quali, volendo dimostrare che Annella non possedeva nulla di speciale, si diedero allo studio della pittura, con risultati tutt’altro che notevoli. Altre pubbliche comunità, e ormai senza più essere sollecitate dallo Stanzione, chiesero opere di Annella: nella real chiesa di Monteoliveto apparve così un suo quadro raffigurante l’apparizione della Vergine ai benedettini; mentre un altro, raffigurante San Giovanni Battista, venne esposto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Furono queste le due ultime opere che Annella di Massimo eseguì. 

Annella De Rosa, Lucrezia, 1630, Collezione privata
Diana De Rosa (?) Lucrezia, 1630, Collezione privata
“Altra opera attribuita ad Annella sempre da Riccardo Lattuada per la casa d’asta dorotheum, è un olio rappresentante Lucrezia. Venduto nel 2018 per 87.500 euro a privati, probabilmente, in origine faceva parte della collezione degli Jatta di Ruvo di Puglia.”(Donastella)

Costa Azzurra, 31 maggio del 1919.

Jeanne rimane sola con la bambina; Modigliani torna a Parigi, ma il 24 giugno lei gli scrive di mandare il denaro per il viaggio perché vuole raggiungerlo, è di nuovo incinta.  Ora vivono con il sussidio che Zborowski passa loro mensilmente, circa 600 franchi sufficienti per una piccola famiglia come la loro ma Amedeo è un pessimo amministratore di se stesso, la maggior parte del denaro viene consumato in alcolici. 

Amedeo Modigliani elegante e barbuto
Jeanne  Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani

La malattia di Modì e gli stenti che continuano ad assillare la loro esistenza non ne intaccano il rapporto, Jeanne continua a disegnare o dipingere e il compagno la ritrae in una serie di opere tra le più suggestive ed ispirate dell’ultimo periodo. Al contrario di Amedeo la Hébuterne ritrae spesso quello che vede dalla finestra o gli interni della casa dove la coppia vive a Montparnasse.

Per il suo temperamento riservato e silenzioso sappiamo che Jeanne non era benvoluta, né stimata dagli amici di Modì che la consideravano poco brillante e insignificante. Amedeo festeggia agli inizi di luglio il suo trentacinquesimo compleanno e quella notte scrive su un foglio: «M’impegno oggi 7 luglio 1919 a sposare la Signora Hébuterne appena arriveranno i documenti». Ma non farà in tempo. 

Jeanne  Hébuterne , Amedeo Modigliani malato
Jeanne Hébuterne , Amedeo Modigliani malato

Napoli, anno 1642.

L’anziano maestro Stanzione, si reca spesso nella casa-studio di Annella, ancora bella e attraente, anche quando il coniuge Agostino è assente. Una serva di Annella, di carattere dubbio, esasperata dai rimbrotti di Annella, si incarica di insospettirne con finto zelo e l’auto di menzogne il marito, che viene indotto a far spiare di nascosto gli incontri di Annella e del Maestro. “Or accadde, – afferma il biografo – che un giorno avendo ella terminato un quadro di mezze figure che la Sacra Famiglia rappresentava capitò in quel punto il Maestro e avendo veduto con quanta maestria di disegno e felicità di colore aveva Annella condotto quel quadro, e poiché era fatto per lui le diede un sincerissimo abbraccio, lodandola sopra ogni altro dei suoi discepoli”. Sempre da De Dominici apprendiamo che “queste affettuose dimostrazioni furono osservate dalla fantesca”. Così, non appena Agostino fu rientrato, di metterlo al corrente di ogni cosa. “E Agostino sguainò la draghinassa e trapassò da parte a parte il corpo della moglie”.

Sandro Botticelli, La Calunnia, particolare
Sandro Botticelli, La Calunnia, particolare

Si narra che il geloso Agostino scappò in Francia per sottrarsi al carcere, ma che, anni dopo, ritornò a Napoli pentito, per inginocchiarsi sulla tomba della moglie e per ammirarne l’effige che un giorno lui stesso aveva realizzato. Così finisce la storia di Annella “onore della patria, pregio delle donne, decoro della pittura”.

Massimo Stanzione, Susanna e i vecchioni, 1630
Massimo Stanzione, Susanna e i vecchioni, 1630

Parigi, anno 1920.

Le condizioni di salute di Modigliani vanno peggiorando rapidamente. Una sera sviene per strada e viene riportato a casa ubriaco e febbricitante. Jeanne, completamente sola, resta per una settimana accanto al suo letto, indebolita dalla fame, dalla seconda gravidanza e dal gelo della casa priva di riscaldamento. Una sera due amici fanno visita alla coppia, e trovano uno stato di degrado assoluto: nello studio gelido c’è sporcizia, bottiglie di vino, scatole di sardine. 

Amedeo Modigliani ritrae  Jeanne Hébuterne
Amedeo ritrae Jeanne

Ed è ancora così che li trovano il 22 gennaio del 1920 quando viene sfondata la porta del loro alloggio, distesi sul letto inermi, Jeanne incinta di nove mesi. Amedeo viene portato subito in ospedale ma vi arriva già in coma: morirà due giorni dopo. 

Amedeo Modigliani malato, ritratto da Jeanne Hébuterne
Jeanne ritrae Amedeo

Napoli, 2020

Veniamo ai giorni nostri. Oggi la critica, confortata da dati documentari, non crede più alla leggendaria fine di Diana de Rosa, anche se il nomignolo di «Annella di Massimo» che si credeva inventato in pieno Settecento dal De Dominici è viceversa autentico, essendo stato rinvenuto alcuni inventari di Giuseppe Carafa dei duchi di Maddaloni nel 1648 ed in quello del principe Capece Zurlo del 1715. A fugare i dubbi sulla morte romanzesca di Annella esiste l’atto di morte, nel quale si dichiara che la pittrice morì di malattia il 7 dicembre 1643, dopo una vita di successi professionali che le permise di lasciare ai figli una discreta somma di denaro guadagnata in tempi diversi da lei e dal marito Agostino Beltrano. Questa constatazione fa giustizia di una vecchia diatriba tra il comune di Napoli ed lo storico Prota Giurleo, indispettito che una strada della città fosse dedicata (com’è anche oggi) ad un nome inesistente e convinto che dovesse ritornare all’antico toponimo di via Vomero Vecchio.

Annella de Rosa, Sant'Agata
Annella de Rosa, Diana de Rosa, Annella di Massimo … chiamami come vuoi. Questa è la mia Sant’Agata.

Parigi, 24 gennaio 1920

Appresa la morte del compagno Jeanne vuole passare la notte da sola in albergo, e la mattina una cameriera rifacendo il letto trova un coltello sotto il cuscino.  Jeanne va in ospedale a rivedere Amedeo per l’ultima volta, accompagnata dal padre. Quella notte si rifugia a casa dei genitori dove il fratello Andrè le tiene compagnia. Ma all’alba del 25 Gennaio Jeanne si butta dal quinto piano. 

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne, Autoritratto

Il corpo viene raccolto da un operaio su una carriola e Andrè, per non spaventare i genitori, prega l’uomo di portare il cadavere in Rue de la Grande Chaumière, a casa Modigliani; ma, dato che arrivato là gli viene impedito di entrare, l’operaio si reca al commissariato di polizia a raccontare tutto. La salma viene quindi ricondotta a casa e abbandonata tutta la mattina. Nel pomeriggio amiche di Jeanne accorrono a vegliarla, circondate dai suoi disegni, sparsi per terra, nei quali lei si rappresentava con lunghe trecce nell’atto di colpirsi al seno con un pugnale. La notte rimangono due amici di Amedeo soprattutto per impedire che i topi possano deturpare il corpo di Jeanne. 

Jeanne Hébuterne
Jeanne Hébuterne, Autoritratto a 17 anni

I coniugi Hébuterne non vogliono che i funerali di Jeanne si svolgano insieme a quelli di Amedeo Modigliani, che saranno molto imponenti. Vengono invece fissati quasi clandestinamente alle otto del mattino, il giorno dopo, in un piccolo cimitero di periferia. 

Fu sepolta alle otto del mattino di una fredda giornata di gennaio al Bagneux, un cimitero di periferia, senza che la notizia di quel funerale – vergognoso per la famiglia – venisse comunicata ad alcuno. Pare addirittura che, in un primo momento, i genitori ne rifiutassero il cadavere e fu solo il fratello André ad occuparsi in gran segreto della sua anonima sepoltura. Di certo gli Hébuterne, ancora convinti che quell’unione fosse stata scandalosa, rifiutarono che la figlia riposasse accanto all’amato compagno.

Jeanne Hébuterne, pittrice e musa di Amedeo Modigliani

Pur se citata dalle fonti e resa famosa dall’aneddoto sulla sua morte violenta, «Annella» è a tutt’oggi «una pittrice senza opere» che possano esserle attribuite con certezza. Sicuri sono solo i dati anagrafici, 1602-1643 e la collaborazione non firmata a molti quadri del suo Maestro Stanzione e del marito Beltrano. 

Parigi, anno 1928. Jeanne viene traslata e seppellita accanto a Modigliani, grazie alle insistenze del fratello di Amedeo, Giuseppe Emanuele che, rifugiatosi a Parigi nel ’24 per sfuggire alle persecuzioni fasciste seguite all’omicidio di Matteotti, parlò coi coniugi Hébuterne. 

Amedeo Modigliani ritratto da Jeanne Hébuterne
Vi ricordate questo ritratto di Amedeo, disegnato da Jeanne agli inizi del loro amore? Ecco quanto vale oggi, come base d’asta …

Al cimitero Père Lachaise su due lapidi contigue è inciso:

Amedeo Modigliani, pittore.

Nato a Livorno il 12 luglio 1884.

Morto a Parigi il 24 gennaio 1920.

Morte lo colse quando giunse alla gloria.

Jeanne Hebuterne

Nata a Parigi il 6 aprile 1898.

Morta a Parigi il 25 gennaio 1920

Di Amedeo Modigliani compagna devota fino all’estremo sacrifizio.

Patti Smith la regina della poesia rock omaggia Amedeo Modigliani e  Jeanne Hébuterne nella sua Dancing Barefoot
Because the Art Belongs to Lovers

Per la canzone “Dancing barefoot”, la cantante Patty Smith dice di essersi ispirata alla storia di Jeanne Hébuterne.

Dancing Barefoot

She is benediction

She is the root connection 

Here I go and I don’t know why 

I fell so ceaselessly 

Could it be he’s taking over me 

I’m dancing barefoot 

Some strange music draws me in 

Makes me come on like some heroine 

She is sublimation 

She is the essence of thee 

She is re-creation 

She, intoxicated by thee 

Grave visitations 

What is it that calls to us? 

Why must we pray screaming? 

Why must not death be redefined? 

Amedeo Modigliani,  Jeanne Hébuterne
… why not?

Sara D’Ippolito (Roma, 1979) ha vissuto in Italia e a in Russia. Dopo aver frequentato la facoltà di Filosofia a Roma, ha lavorato per più di dieci anni in teatro prima come attrice poi come aiuto regista e pedagoga. Interprete e traduttrice dal russo, ha tradotto nel corso degli anni Beliaev, Bunin Cechov e testi liturgici e spirituali della tradizione ortodossa. Ha pubblicato nel 2011 “Nelle contrade della nebbia e della polvere” (Memori, Roma, 2011) e “La prigione dolce, viaggio in monastero” (Samuele ebook, Pordenone, 2013), cronaca poetica di un’esperienza di vita in un monastero ortodosso russo. Entrambe le opere sono pubblicate sotto lo pseudonimo Arkadij Scestlivzev. Sempre del 2013 è il saggio “Verità della maschera, ovvero in teatro non si mente” (Leucotea, Sanremo), un confronto fra lo “Ione” di Platone e “Il paradosso sull‟attore” di Diderot. Nel 2016 pubblica la sua prima raccolta di poesie “A luce accesa” (collana Erato – Edizioni Lieto Colle) Nel 2015 il racconto “Passo dopo passo – un blues per via Caracciolo” ha vinto il secondo posto ex equo del concorso “Un mare di storie” indetto dal Museo del mare di San Benedetto del Tronto e dalle Edizioni Memori. Nel 2016 due poesie vengono pubblicate nel numero 79/80 dell’aperiodico delle Edizioni del Foglio Clandestino.