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Donne e Dante. Ed è subito Inferno

Era la prima settimana di marzo, e senza che lo sapessimo era anche la nostra ultima settimana di normalità. Museodivino si preparava a festeggiare la Festa della Donna unendo a questa ricorrenza anche la celebrazione del 25 marzo, primo Dantedì della storia. Tra le due date, l’intero mondo è cambiato radicalmente. Noi abbiamo dovuto fare il nostro: preservare l’arte e la cultura, e riflettere insieme sul senso che hanno certe rappresentazioni, piuttosto che altre, nel descrivere oggetti, persone, luoghi. In questo contesto, abbiamo lanciato il nostro giocoso contest sulle Donne nella Divina Commedia che ci hanno accompagnato lungo questo cammino insolito. 

Prima di incontrare Beatrice e Matelda, le belle signore custodi della gioia e della serenità, abbiamo dovuto immergerci nel fondo dell’Inferno. Lì, agli inizi di marzo, abbiamo incontrato Francesca da Rimini. Abbiamo proposto, a chi volesse accompagnarci su questa lunga strada che porta al Paradiso, di scegliere tra varie rappresentazioni della più famosa delle donne infernali di Dante, quale fosse la più bella. Da un lato, la Francesca di Doré, prigioniera di un dolore eterno, gli amanti piuttosto macabri di Watts e la dolente opera di Sala. Ma anche, la tenera Francesca di Dante Gabriel Rossetti, in viaggio verso un aldilà più felice con il suo amante, oppure gli sventurati amanti di Bianchi che volano insieme per un cielo dorato.

A votazioni concluse, siamo rimaste a dir poco stranite: la palma della vittoria è andata alle opere che meno ci aspettavamo. 

A trionfare nel famoso quinto canto è stata la Francesca di Doré, la più triste e malinconica su tutte, vera e propria dannata, eternamente sanguinante, l’unica in bianco e nero. Sarà stata l’angoscia e la tristezza che nonostante i canti sui balconi, i corsi di yoga online e i virtuosismi in cucina, ci hanno attanagliati e costretti a scelte estetiche senza colore? O forse, ci siamo dette, sarà che Doré era l’illustratore prediletto nei nostri manuali scolastici, e forse la scelta è dettata dalla nostalgia dell’epoca felice e spensierata dell’adolescenza?

Francesca and Paolo da Rimini, Canto 5 73-75, Gustave Doré, 1860 circa.

Macché. Al secondo posto arriva il dipinto dell’inglese Watts, in cui gli amanti ci sembrano veramente quello che sono, ovvero: morti. Un’opera bellissima ma davvero molto dark. E al terzo posto la Francesca di Sala, che pone uno sguardo triste e pietoso su Dante, svenuto per il dolore dopo aver sentito le sue sventure. Kapputt.

George Frederic Watts, Paolo and Francesca, 1872-75, Watts Gallery, Compton, Surrey, UK.
Vitale Sala, Paolo e Francesca, 1823 circa, Accademia di Belle Arti di Brera.

Non molto soddisfatte dal risultato, vi abbiamo invitato a ripensarci, e abbiamo provato a soffermarci sulle opere più tenere e dolci. Perché, se è vero che Dante non voleva tessere le lodi del comportamento dei due amanti, tuttavia, anche nella loro tragicità, li ha dipinti coi colori della tenerezza. Vi abbiamo incitati a guardare l’opera dell’inglese Dante Gabriel Rossetti, che rappresenta gli amanti uniti, come in terra così nell’aldilà, da un amore più grande del pericolo dietro l’angolo e della tormenta infernale. A lasciarvi accarezzare dalla sensualità dei lunghi capelli di Francesca e dal suo viso. Per raffigurarla, Rossetti si ispirò all’amore di tutta la sua vita, Elizabeth Siddal, che fu per lui capace di incarnare sia la più dannata delle gentildonne infernali, sia la più celeste delle creature della Divina Commedia, l’amore assoluto di Dante, Beatrice.

Dante Gabriel Rossetti, Paolo and Francesca da Rimini, 1855, Tate Britain, Londra.

E c’è un’altra opera, questa volta realizzata da un nostro connazionale, non troppo noto ma importante nella storia della pittura, il lombardo “scapigliato per caso” Mosè Bianchi. I suoi amanti, più che preda di una tormenta infernale, sembrano scivolare dolcemente su un cielo sospeso, dorato, quasi paradisiaco… anche all’inferno, continua a brillare la luce della bellezza:
…quali colombe dal disìo chiamate…
… Sì forte fu l’affettuoso grido …
È questa forse la Francesca che può davvero chiamare con gentilezza ognuno di noi “animal grazïoso e benigno”, e che, se potesse, pregherebbe per il nostro bene.

Paolo e Francesca, Mosè Bianchi, 1877, Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Insomma, lo sappiamo, che siamo stati all’Inferno, ma abbiamo voluto premiare coloro che sono innamorati, della vita e dell’arte. Con una mossa dittatoriale, abbiamo decretato che la finale per la Francesca più bella si sarebbe svolta tra l’opera di Rossetti e quella di Bianchi, e a quest’ora, quando Dante finalmente inizia a intravedere la serenità del Paradiso, siamo sicure che sarete d’accordo con noi.

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