i presepi

più piccoli del mondo

Consigliato anche ai bambini

»Dal dolore nasce l'artista

Nel 1942, un ventitreenne di Castellammare di Stabia, Antonio Maria Esposito, spinto da una sentita vocazione religiosa entra in seminario. Sono anni duri, c’è la Guerra in corso. Pochi mesi dopo muore sua mamma, a cui era molto affezionato. Il dolore e la crisi spirituale che seguono questa perdita sembrano insuperabili, finché non diventano l’inizio di un viaggio nell’arte e nella bellezza che durerà per tutta la vita. In una scatolina di medicine appartenuta alla madre il giovane crea infatti il suo primo minuscolo presepe. Accorato omaggio alla memoria della figura amata e della Vergine, il presepe lo aiuta a ritrovare la pace e la serenità. Ma è anche la prima prova di un artista che negli anni troverà una tecnica del tutto originale per creare presepi sempre più piccoli, meravigliosamente bell.

Opera n°1

Questo primo minuscolo presepe ha già una notevole profondità. I Re Magi sembrano far scudo alla grotta, più che in adorazione sono a protezione del Bambino: da subito Don Antonio racconta una bellezza gioiosa ma tenera e fragile, che va custodita.

»Una novità nella storia della miniatura

Don Antonio inventò una tecnica particolare per la creazione delle sue minuscole opere d’arte. I personaggi più “grandi” sono alti 5 mm, il più piccolo è il Bambino del presepe in seme di canapa (1,2 mm). I corpi furono fatti con sottili filamenti di pittura a olio lasciati asciugare per due mesi circa, finché non raggiungevano la consistenza per essere modellati. Pinzette e bisturi da microchirurgo sono gli strumenti che l’artista utilizzava normalmente, arrivando a creare lui stesso degli scalpellini. Uno di questi è conservato nell’esposizione in corso a Napoli, assieme alla sua lente d’ingrandimento. Per quanto ne sappiamo, l’uso della pittura pura, senza materiali di supporto, per la scultura di figure umane, non ha precedenti nella storia dell’arte della miniatura. Le teste di questi minuscoli personaggi sono poi realizzate con un materiale assolutamente impensabile: il granello di polpa di pera. Si tratta di un oggetto naturale quasi perfettamente ovoidale e molto resistente al tempo, su cui con un piccolo pennello (con un solo crine) Don Antonio andava a disegnare occhi e bocca. Questi particolari delle miniature sono visibili soltanto con gli ingrandimenti fotografici. I paesaggi sono fatti di elementi naturali: rametti, foglioline, pistilli, gemme, muschio … tutti i materiali organici, come i granelli di polpa di pera, furono immersi nella trementina, così da non deteriorarsi nel tempo.

Opera n°2

Questo è il presepe più “grande” creato da Don Antonio, una noce di cocco con più di venti personaggi, tre villaggi, un ponte, due sentieri, e poi la grotta, gli animali, il cielo, un laghetto e una cascata!

»Una novità nella storia della miniatura

Don Antonio inventò una tecnica particolare per la creazione delle sue minuscole opere d’arte. I personaggi più “grandi” sono alti 5 mm, il più piccolo è il Bambino del presepe in seme di canapa (1,2 mm). I corpi furono fatti con sottili filamenti di pittura a olio lasciati asciugare per due mesi circa, finché non raggiungevano la consistenza per essere modellati. Pinzette e bisturi da microchirurgosono gli strumenti che l’artista utilizzava normalmente, arrivando a creare lui stesso degli scalpellini. Uno di questi è conservato nell’esposizione in corso a Napoli, assieme alla sua lente d’ingrandimento. Per quanto ne sappiamo, l’uso della pittura pura, senza materiali di supporto, per la scultura di figure umane, non ha precedenti nella storia dell’arte della miniatura. Le teste di questi minuscoli personaggi sono poi realizzate con un materiale assolutamente impensabile: il granello di polpa di pera. Si tratta di un oggetto naturale quasi perfettamente ovoidale e molto resistente al tempo, su cui con un piccolo pennello (con un solo crine) Don Antonio andava a disegnare occhi e bocca. Questi particolari delle miniature sono visibili soltanto con gli ingrandimenti fotografici. I paesaggi sono fatti di elementi naturali: rametti, foglioline, pistilli, gemme, muschio … tutti i materiali organici, come i granelli di polpa di pera, furono immersi nella trementina, così da non deteriorarsi nel tempo.

Opera n°2

Questo è il presepe più “grande” creato da Don Antonio, una noce di cocco con più di venti personaggi, tre villaggi, un ponte, due sentieri, e poi la grotta, gli animali, il cielo, un laghetto e una cascata!

»Non tutti i Presepi di Napoli sono Presepi Napoletani

Napoli = Presepi 
Presepi = Napoli 

Ecco un’inequivocabile verità matematica della Storia del Presepe! Ma attenzione, non tutti i presepi di Napoli sono presepi napoletani … e non tutti i presepi napoletani sono fatti a Napoli.Perché tra il 1600 e il 1700 proprio Napoli fu la culla di una nuova visione del presepe, di un nuovo concetto, di una nuova tipologia di Natività. E questo è il vero “presepe napoletano”, che andrà poi a creare i due stili che ancora oggi conosciamo: il presepe popolare napoletano e il presepe napoletano colto. Tanti hanno scritto su tutto ciò, e non c’è qui lo spazio per parlarne: rimandiamo gli appassionati al nostro blog che si occupa anche di questo vasto e interessante tema. Ma la domanda qui resta: i presepi di Don Antonio sono presepi napoletani? Presepi popolari napoletani o presepi colti napoletani? O sono presepi fatti a Napoli, ma di impianto non napoletano? Qual è la differenza? Qual è il significato profondo di queste distinzioni?

opera n°3 

Presepe in guscio d’uovo montato su una base di sale. L’uovo e il sale sono simboli evangelici. Quest’opera ha un importante antenato: il presepe in guscio d’uovo conservato al Museo di San Martino, che vediamo qui sotto. Forse Don Antonio ha voluto omaggiare questa tradizione con i suoi due presepi, uno degli anni ‘70 e uno degli anni ’90, contenuti in gusci d’uovo. L’impostazione rispetto all’opera di San Martino è però decisamente diversa. Il presepe della collezione SAME, ad esempio, e non è una piccola differenza, è ambientato in Medio Oriente, come si può notare dalle palme e dalla forma delle minuscole casette.

»Il più prezioso: un presepe al Vaticano

Nel 1992, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Castellammare di Stabia, Don Antonio decise di omaggiarlo con un suo presepe. Normalmente molto schivo e reticente a mostrare le sue minuscole opere, in quest’occasione lo vediamo sorridere con timidezza mentre offre la sua creazione. Giovanni Paolo II apprezzò il dono e il presepe di Don Antonio è ancor oggi custodito al Vaticano. Un bel paradosso paradosso per un artista: essere volontariamente sconosciuto ma avere un’opera che dimora a due passi da Michelangelo! Il presepe è contenuto in un geode di quarzo, e il suo gemello (ovvero la seconda metà dello stesso geode) è conservata e visibile presso la Collezione SAME a Napoli.

Opera n°4

Questo è forse il più semplice tra tutti i presepi in mostra. Il quarzo nero fa da sfondo e cornice a due palme e “solo” nove personaggi: nessun paesaggio, nessun dettaglio meraviglioso, nessuna prospettiva speciale o pertugi segreti. Nessuna esibizione di tecnica. Il vero fascino di questo presepe appare appena si illumina l’opera e il quarzo diventa una suggestiva notte stellata alle spalle dei personaggi.

»Il più prezioso: un presepe al Vaticano

Nel 1992, in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Castellammare di Stabia, Don Antonio decise di omaggiarlo con un suo presepe. Normalmente molto schivo e reticente a mostrare le sue minuscole opere, in quest’occasione lo vediamo sorridere con timidezza mentre offre la sua creazione. Giovanni Paolo II apprezzò il dono e il presepe di Don Antonio è ancor oggi custodito al Vaticano. Un bel paradosso per un artista: essere volontariamente sconosciuto ma avere un’opera che dimora a due passi da Michelangelo! Il presepe è contenuto in un geode di quarzo, e il suo gemello (ovvero la seconda metà dello stesso geode) è conservata e visibile presso la Collezione SAME a Napoli.

Opera n°4

Questo è forse il più semplice tra tutti i presepi in mostra. Il quarzo nero fa da sfondo e cornice a due palme e “solo” nove personaggi: nessun paesaggio, nessun dettaglio meraviglioso, nessuna prospettiva speciale o pertugi segreti. Nessuna esibizione di tecnica. Il vero fascino di questo presepe appare appena si illumina l’opera e il quarzo diventa una suggestiva notte stellata alle spalle dei personaggi.

»Il più piccolo: il seme di canapa

Nel 1988 uscì sul Mattino un articolo intitolato “Ecco i Presepi da Guinness”: in primo piano, Don Antonio che sorrideva paternamente guardando un suo presepe. Qualche parola sulla sua storia, molte lodi alle sue creazioni, nessun accenno alle opere dantesche. Progetti in vista? Un seme di canapa che contenesse la Natività. Ed ecco che trent’anni dopo, su ispirazione di quel titolo che forse era quasi uno scherzo, il presepe in seme di canapa è stato effettivamente candidato al Guinness dei Primati. L’esito è ancora incerto ma poco importa ai visitatori di MUSEODIVINO. Abbandonata la “normale” lente d’ingrandimento e la torcia, con l’ausilio di una lente fortemente magnificante, l’occhio incredulo si posa sul dettaglio del cappello e dei capelli di Giuseppe, del velo di Maria, dell’aureola del Bambino. 

Opera n°5

Il presepe in seme di canapa può sembrare una sfida alle capacità creative umane, ma forse non è proprio nato con l’intento di “superare sé stessi”. Più probabilmente, la chiave di questa opera è da ritrovare nella parabola evangelica del seme di senapa.

»I segreti: dettagli, paesaggi nascosti, significati.

I presepi della Collezione SAME sono pieni di segreti. Attenzione, però: qui Dan Brown non c’entra. Nulla di esoterico, misterico, ermetico. Qui il segreto è come uno scherzo, un gioco che si rivela divertito a chi lo vuole scoprire. MUSEODIVINO propone perciò questo stesso gioco ai visitatori del sito. Quando verrete, provate a trovare…

L’angelo del pistacchio

La grotta di buccia di seme

Il paesaggio nascosto con la città

Il paesaggio nascosto con l’angelo

La donna col cesto di mele in bilico sulla testa

La ricostruzione della grotta di Betlemme

Il simbolo della luce che cammina

L’uomo in equilibrio su un piede solo

L’autoritratto di Don Antonio 

»"Siamo rimasti incantati": finalmente in mostra

Dopo la prima esposizione completa dei presepi di Don Antonio, la mostra “I Presepi da Guinness” ha dato per qualche anno la possibilità al pubblico di accedere alla Collezione SAME su prenotazione. L’entusiasmo e il plauso unanime dei visitatori ha rafforzato il progetto MUSEODIVINO per la valorizzazione e la conservazione di queste minuscole opere d’arte altrimenti destinate …

Le visite ai presepi sono accompagnate da cenni più o meno approfonditi sulla storia del presepe napoletano e vengono condotte in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, russo (prenota la tua visita)

consigliato ai bambini

I Bambini sono benvenuti e la struttura stessa del museo divino nella parte dei presepi è pensata per loro. Anche i più piccoli ricevono una lente di ingrandimento, anche i più grandi dovranno tornare un po’ bambini. Organizziamo e promuoviamo laboratori sulla pazienza, il silenzio e la concentrazione. Tre elementi senza i quali Don Antonio non avrebbe potuto realizzare le sue minuscole opere d’arte.

info

guarda le nostre recensioni !

La Divina Commedia, e i Presepi della Collezione SAME si possono visitare tutti i giorni su prenotzione, l’ingresso e’ libero con un contributo a piacere.  

MUSEODOVINO è in via San Giovanni Maggiore Pignatelli 1b. 

PREZZI

Ingresso libero, con Contributo a piacere

ORARI

Tutti i giorni

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