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Una particolare forma di spirito chiamata Napoli

“Napoli è la città meno americanizzata d’Italia, anzi direi d’Europa”. Così parlò Mastroianni, evocando il suo amore per la città partenopea. Ed è forse per questo motivo che abbiamo scelto di scrivere degli spiriti di Napoli non nella notte di Halloween, bensì all’inizio del mese di novembre, dopo la festa di Ognissanti e la festa dei morti, così care al popolo napoletano. Oppure, perché invece dei soliti zombie, vampiri e mostri che infestano le strade in quella notte, abbiamo preferito soffermarci sulla bellezza racchiusa nella parola “spirito”: dai miracoli di cui si campa a Napoli fino all’arte spirituale, capace di sublimare anche le emozioni più negative, passando ovviamente per lo spirito che plana su questa città, conferendole quel “quid”, quell’atmosfera rimasta (quasi) inalterata attraverso i secoli.

Un paradiso abitato da diavoli?

Ma come parlare di spiriti senza almeno evocare qualcuno dei numerosi fantasmi che popolano la città partenopea?  Non si tratta però di narrare le leggende di entità malvagie che infestano le vie buie della città, bensì di soffermarci sulle storie di fantasmi che appartengono al popolo napoletano e che vengono ricordati con tenerezza e rispetto. L’esempio più eclatante è ovviamente il culto delle anime pezzentelle: in cambio di protezione, le preghiere dei vivi aiutano le anime sole a trovare la propria strada verso il Paradiso.

Massimo Stanzione, Madonna delle anime purganti, 1638-1642, Chiesa del Purgatorio ad Arco, Napoli. Nella chiesa, si trova il teschio di Lucia, ricoperto da un velo di sposa per ricordare la fanciulla morta perché non poteva sposare l’uomo amato, come molte delle anime che incontreremo lungo il nostro cammino.

E le strade di Napoli sono infestate di anime col cuore infranto. Il nome delle strade le ricorda pure: si pensi a via Donnalbina, vico Donnaromina e Largo Donnaregina che si ispirano alla leggenda di tre sorelle innamorate dello stesso uomo che per salvaguardare il rapporto che le univa hanno preferito scegliere la via del convento. Le loro sagome che si cercano e si abbracciano potrebbero intravedersi nelle notti buie… Come andando verso Posillipo ci si figura, attraverso le finestre del Palazzo Donn’Anna, “occhi senz’anima” secondo il racconto di Matilde Serao, il fantasma della nobile Anna Carafa, che per gelosia della bella Mercede de Las Torras che aveva sedotto il suo amante li fece uccidere entrambi.

Una rapida planata sulla vita di Matilde Serao in questo video della Rai … ma le storie fosche che si raccolgono intorno al Palazzo Donn’Anna volteggiano anche intorno alla sua figura di donna giornalista, redattrice, scrittrice, e appassionata …

La casa del diavolo, dove gli spiriti malvagi non sono solo quelli che crediamo

Ma non solo le donne perdono la testa per amore. Infatti, in Largo dei Banchi Nuovi si trova un palazzo chiamato “Casa del Diavolo”, per via dell’antico proprietario, Antonio Penne, che vendette la propria anima al diavolo in cambio della mano della sua amata. La storia però ha un lieto fine. Il felice proprietario del palazzo, che lo dovette far erigere in una sola notte con l’aiuto di Belzebù, riuscì a ingannarlo, riguadagnando così sia la propria anima che la promessa di sposare la donna amata.

Il Palazzo Penne, il cui ultimo proprietario fu il vulcanologo Teodoro Monticelli che si dedicò allo studio della mineralogia del Vesuvio, a’ muntagna che ha anch’essa molte storie da raccontare.

Nonostante la bella storia che si cela dietro le mura di Palazzo Penne, l’edificio è ormai in uno stato di degrado avanzato. Malgrado la buona volontà dei cittadini che si sono proposti per risanarlo e l’azione di persone influenti in grado di lottare per la salvaguardia dei beni culturali come Guido Donatone – che ci lasciò lo scorso luglio – la cosiddetta Casa del Diavolo fu nuovamente vandalizzata. Sono infatti stati tagliati gli alberi del bel giardino che era stato creato mentre i tronchi ammucchiati ne impedivano l’accesso, costituendo così un importante rischio incendio. Lo ricorda l’articolo di Lucilla Parlato su Identità Insorgenti: non tanto tempo fa il palazzo era ancora pieno di vita e ora, porta bene il suo nome. Non per la fantasia alla quale è legata la sua storia, ma per l’aspetto di casa fantasma che assumerà se non viene salvato.

A Napoli si campa di miracoli…

Operazione San Gennaro, film di Dino Risi realizzato nel 1966. Tre ladri statunitensi cercano di impossessarsi del tesoro di San Gennaro (il più ricco al mondo!), ma si sa, il tesoro come il suo padrone, appartiene al popolo napoletano…

La citazione è tratta dal film “Operazione San Gennaro” (lo aspettavate, eccolo finalmente arrivato!) diretto da Dino Risi nel 1966. Abbiamo scoperto che, tra i numerosi record della città partenopea, c’è anche quello del maggior numero di santi: ben 52! Tra quelli, ovviamente, il santo patrono della città che appartiene al popolo al punto che loro gli si rivolgono come ad un membro della propria famiglia. Ma, come si dice nel film, “per avere una grazia da San Gennaro, bisogna parlargli da uomo a uomo”. Noi che al Museodivino siamo tutte donne, abbiamo deciso invece di rivolgerci a quelle che contano, le protettrici femminili della città di Napoli, iniziando proprio dal Duomo in cui la vera padrona è Santa Maria Assunta, e che nella Cappella di Santa Restituta custodisce il battistero più antico d’Occidente.

Allora, che sta succedendo qui? Ne ho viste tante nella mia vita da qui ma così proprio mai …

Andando verso i Quartieri Spagnoli, troviamo la cappella dedicata a Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, la prima donna napoletana a essere stata fatta santa per aver sopportato una serie di sofferenze pregando per la salvezza delle anime. A lei si può chiedere di rimanere incinta, a patto di sedersi sulla sua sedia e di avere fede. E sono infatti numerose le testimonianze di donne che sarebbero state protagoniste del miracolo dopo aver eseguito il rito secondo le regole.

A Napoli, si campa anche di miracoli 2.0

Ma la Santa più amata di Napoli resta Santa Patrizia, lei che ogni anno realizza lo stesso miracolo di San Gennaro con la liquefazione del proprio sangue, benché passi quasi inosservato rispetto a quello del santo patrono della città. La giovane fuggì da Costantinopoli per sbarcare a Napoli, scappando così da un matrimonio infelice combinato dai suoi genitori. Morì nel Castel dell’Ovo (anch’esso fitto di leggende varie su cui non si soffermeremo oggi, ma che potete scoprire qui). E questa fanciulla, fuggita dal proprio paese pur di non incatenarsi in un matrimonio senza amore, divenne per uno strano gioco del destino o, forse, per questa famosa ironia di cui avremo occasione di riparlare, la protettrice delle single in cerca di un buon partito.

Anatomia del Miracolo (2017), diretto da Alessandra Celesia, o come tre donne, napoletane e non, dalle storie diversissime, si rapportano al culto della Madonna dell’Arco.

…e di liquori

Come non nominare gli spiriti di fama mondiale? Tra i tanti, c’è ovviamente il nocillo che porta con sé la sua leggenda: si dice infatti che delle streghe – di Benevento e non di Napoli, ve lo concediamo – si radunano sotto un noce prima della tradizionale raccolta a giugno… O ancora, il limoncello, che nel 2015 ha addirittura avuto un suo tour turistico dedicato con la Ruta del Limoncello durante il quale i partecipanti dovevano bere un cicchetto di liquore…ogni volta che passavano davanti a una chiesa. Forse perché, come narra la leggenda, il limoncello sarebbe nato per aiutare i frati a proteggersi dai disagi del freddo durante l’inverno?

Noci e Nocillo tra sogno e destino, il racconto di Nino Leone per il primo compleanno di Museodivino

L’arte spirituale per esorcizzare il dolore: la storia di Don Antonio

Se l’ironia è capace di sublimare le situazioni anche più difficili, può anche essere che, tra dolore e disperazione, qualcuno trasformi le emozioni negative in un’arte tenera e dolcissima, quando viene toccato da un’ispirazione venuta da chissà dove. Parlando del Museodivino, non potevamo non nominare il nostro Don Antonio, che si dedicò a questo esercizio per quasi tutta la vita. Nel suo studio di Castellammare di Stabia, infatti, è riuscito a trasformare il dolore per la morte della madre in presepi minuscoli e silenziosi, soleggiati e senza tempo. Uscendo per un attimo dal chiasso della città, usò le proprie contraddizioni sforzandosi a trovare la pazienza necessaria per creare una collezione di opere in miniatura. Rappresentò inoltre numerose scene della Divina Commedia, guidato da Virgilio che, insieme a San Gennaro, tiene in piedi la città di Napoli dal fondo del Castel dell’Ovo.

Don Antonio con un suo presepe in guscio d’uovo.

Quando un giornalista dell’Arena-Cronaca Veronese chiese a Don Antonio perché i suoi presepi fossero così piccoli, lui rispose: “Eh cosa vuole, è il mio carattere, il mio carattere…”

“Anche se non fosse vero, farebbe lo stesso”

E questo spirito napoletano, dalle case si intrufola nelle strade, anche nei vicoli più bui, e ricopre tutta la città da questa sua atmosfera, così particolare, che fa sentire anche chi viene da lontano a casa propria. E parliamone, di questa casa che bisogna amare con la minaccia di essere maltrattati dalla Bella Mbriana, spirito benevolo e accogliente, ma che non sopporterà che qualcuno denigri la sua abitazione…

Certo, Pino Daniele ha scritto un album dedicato alla Bella ‘Mbriana, ma oggi ci lasciamo guidare dalla più dolce e immortale delle sue poesie sonore …

“Anche se la Madonna dell’Arco non ha fatto il miracolo, ne sono innamorata”. A Napoli poco importa che i miracoli siano opere del divino o dimostrati scientificamente. E non interessa, addirittura, se il miracolo avviene o meno. La speranza non si perde, mai. E nei momenti più bui subentra l’ironia, la famosa ironia che si cela nel DNA napoletano. Basta pensare a questo aneddoto, in cui un uomo si fece beffa di quello che fu uno tra i momenti più bui della storia recente. “Sta verenn’ si for chiove” fu la frase che risuonò quando Hitler passò per via Caracciolo con il braccio teso per il saluto nazista…

Bimba vince bomba 2-0

E nei momenti più leggeri, l’ironia si fa dolce. “Marcellì, ci siamo fatti vecchiarelli eh? Lo volete un caffè?”…

“La capacità di risolvere con una battuta i problemi di una giornata”. Mastroianni in Marcello Mastroianni, Mi ricordo sì, io mi ricordo di Anna Maria Tatò (1997).

In conclusione, ecco la nostra proposta: in questo momento così caotico, diamo a Bellavista pieni poteri decisionali. La sua cartina dell’Europa è la migliore che sia stata definita fino a oggi, e certamente saprà organizzare “tuttecose” per il meglio, seguendo lo spirito napoletano in cui l’etica guida i principi della filosofia, e si fa guidare dal sogno.

Guagliò: questo è il bene, e questo è il male.

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